CASANDRINO

ANCORA UN’UCCISIONE MACABRA, DATO ALLE FIAMME IN AUTO. I CLAN ED IL MACABRO RITO DEL FUOCO…

on mar 4, 14 • by • with Commenti disabilitati su ANCORA UN’UCCISIONE MACABRA, DATO ALLE FIAMME IN AUTO. I CLAN ED IL MACABRO RITO DEL FUOCO…

NAPOLI – Una singolare coincidenza i cinque morti ammazzati, carbonizzati nell’auto a Giugliano-Varcaturo, a Caivano, a Grumo Nevano, infine a Casandrino, senza contare il duplice delitto di Arzano. Sembra che la camorra in questo periodo storico abbia accantonato la logica degli agguati a colpi di pistola....
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NAPOLI – Una singolare coincidenza i cinque morti ammazzati, carbonizzati nell’auto a Giugliano-Varcaturo, a Caivano, a Grumo Nevano, infine a Casandrino, senza contare il duplice delitto di Arzano. Sembra che la camorra in questo periodo storico abbia accantonato la logica degli agguati a colpi di pistola. Pare che questa macabra sequenza di morti ammazzati abbia una regia unica, un unico filo conduttore, pare che la camorra voglia inviare un unico messaggio di morte.

Un tempo si diceva che le fiamme, i roghi di camorra, dovevano compensare l’affronto a un padrino, a un capoclan ingiustamente offeso. E a ordinare il macabro rito doveva essere il boss alleato, chiamato a onorare i nuovi impegni, l’amicizia, il patto d’onore, anzi, il patto criminale.

Se questa tesi dovesse essere vera, allora, qual è il nuovo patto di camorra che sta scatenando una faida tanto cruenta? Chi sono i protagonisti e i registi di questo cruento massacro che lascia presagire una catena di vendette senza più confini? Si è detto che i primi tre morti erano la conseguenza di un delitto del 2005, il boss Modestino Pellino, trucidato in un ristorante a Frattamaggiore. Gli altri sarebbero stati omicidi di assestamento nell’ambito della holding dei Moccia, compreso cioé l’agguato di Arzano costato la vita a Ciro Casone, il boss, e a un innocente, Vincenzo Ferrante. Ma il morto carbonizzato di ieri sera confonde le carte e gli schemi investigativi nel già difficile compito delle forze dell’ordine. Tutto da ricostruire il puzzle.

Sullo sfondo quel che appare certo è che la posta in gioco resta quella del controllo del mercato della droga. Ma quale mercato? Ci sono le vecchie, tradizionali piazze di spaccio sotto assedio delle forze dell’ordine, Scampia, Parco Verde a Caivano, le Salicelle ad Afragola. Ma ci sono anche le nuove zone da consolidare e ampliare. Mugnano, Melito (un tiro di schioppo dall’ultimo ritrovamento di un morto carbonizzato), il litorale domiziano non più esclusivo per le bande degli immigrati africani e nordafricani. E ancora, è notizia degli ultimi mesi l’espansione dello spaccio in zone tradizionalmente vietate per ordine dei boss: Giugliano, Aversa, Marano, alcuni comuni della fascia aversana dove si concentrano centinaia di nuovo locali per i giovani, proprio in terra dei Casalesi.

Chi punta a queste nuove piazze di spaccio? Chi ha il controllo? Si parla di nuove, spietate organizzazioni giovanili nate negli ultimi mesi in terra di camorra, da quando i boss sono finiti in cella. Nuovi gruppi nell’area da Casoria ad Afragola, nuovi gruppi tra Giugliano e Marano. Il tutto contravvenendo agli ordini dei capi, che in carcere avrebbero dunque subito l’affronto di vedersi spodestati, disarcionati nei loro territori.

Ma perché i nuovi gruppi starebbero uscendo dal vecchio sistema? Netta la risposta degli inquirenti più avvertiti: negli ultimi mesi i capi non sarebbero stati più in grado di garantire gli stipendi e dunque i «ragazzi» più sregolati avrebbero deciso di organizzarsi e fare soli sia nel campo del racket che della droga. Da qui la carneficina, che alla luce dell’ultimo delitto sembra destinata a non finire, almeno per i prossimi mesi.

fonte: ilmattino.it

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