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Centro commerciale “La Masseria”, il sindaco di Afragola scrive al collega di Cardito…

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(ARTICOLO DI GIUSEPPE BIANCO) Cardito – Centro Commerciale “La Masseria”, il Sindaco di Afragola Domenico Tuccillo scrive al Vice prefetto Rosanna Sergio, Commissario Straordinario del Comune di Cardito e chiede l’istituzione di un tavolo di concertazione in Prefettura. Anche se l’attività è svolta...
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(ARTICOLO DI GIUSEPPE BIANCO) Cardito – Centro Commerciale “La Masseria”, il Sindaco di Afragola Domenico Tuccillo scrive al Vice prefetto Rosanna Sergio, Commissario Straordinario del Comune di Cardito e chiede l’istituzione di un tavolo di concertazione in Prefettura. Anche se l’attività è svolta sul territorio di Cardito, trattandosi di lavoratori, molti dei quali provenienti anche dalla vicina Afragola, il Sindaco Tuccillo ha rotto il silenzio assordante calato su una vicenda che si trascina avanti da mesi e che sta mettendo a rischio il futuro degli impiegati. Nella lunga nota, Tuccillo, uomo di grande concretezza istituzionale, si rivolge direttamente al Prefetto Rosanna Sergio: “Intendo esprimerle, in qualità di Sindaco di Afragola, tutta la mia preoccupazione per gli sviluppi della vertenza che riguarda «La Masseria» di Cardito. Da quattro mesi, infatti, gli incontri tra sindacati e nuova proprietà, tesi a salvaguardare i livelli occupazionali del Centro commerciale che impiega anche un gran numero di lavoratori afragolesi, si susseguono senza successo. Al fine di tutelare gli interessi della comunità locale che rappresento e offrendole da subito la mia piena collaborazione per le iniziative che riterrà di intraprendere, la invito ad affrontare la vicenda attraverso gli strumenti che le sono disponibili, sia nella sua qualità di Commissario, sia nella sua qualità di Vice-prefetto. In particolare, per scongiurare il fallimento ed i prevedibili e gravi riflessi sull’ordine pubblico e sulla pace sociale che una possibile chiusura del centro commerciale potrebbe avere, ritengo che sarebbe opportuno mettere in atto tutte le procedure di raffreddamento dello stato di agitazione sindacale proclamato, inclusa l’attivazione di un tavolo di concertazione in Prefettura. Certo di incrociare come in altre circostanze di collaborazione istituzionale la sua sensibilità”. Per il momento ancora non sembra materializzarsi ancora nessun accordo, e il fallimento potrebbe essere sempre più vicino. Dopo quasi quattro mesi di lotta si sperava in questa settimana di dialoghi per poter trovare uno spiraglio per un accordo. Nei precedenti incontri tra i sindacati, i Credendino gestori del supermercato Gvc, e i rappresentanti del gruppo Ventrone, nuovi acquirenti del punto vendita con marchio Briò al momento sembra che non ci sia stato nessun punto di incontro. I sindacati che supportano i dipendenti hanno chiesto tra stipendi arretrati, trattamento di fine rapporto e altro per tutti i dipendenti, cifre che sarebbero state ritenute non congrue a quelle che sono nelle possibilità dei proprietari. Intanto il tempo passa i pochi negozi aperti sono ai minimi termini, la ditta di pulizie sarebbe ferma anch’essa da due mesi e a breve nascerà anche il problema della corrente elettrica. La parabola dei dipendenti de “La Masseria” inizia lo scorso agosto, quando Credendino, vecchio titolare dell’azienda, ha firmò con la Ventrone srl un accordo di fitto di ramo aziendale che tuttavia non prevedeva il passaggio dei cinquantacinque lavoratori impiegati nella struttura. Il nuovo titolare sarebbe stato intenzionato ad assumerne soltanto una parte, tutti gli altri sarebbero stati destinati ad altre strutture disseminate nella provincia di Caserta, tra Marcianise, Capodrise e Capua. Le motivazioni addotte facevano riferimento ad un presunto esubero di lavoratori per il solo centro commerciale di Cardito, ma, seguendo una turnazione sindacale per una superficie di circa 2000 metri quadri, il numero di impiegati risulta anche esiguo. L’esubero, secondo le testimonianze dei lavoratori, scatterebbe alle condizioni imposte dai nuovi titolari: 10-12 ore di lavoro e paghe differenziate a seconda del genere dei dipendenti, 800 euro per gli uomini e 500 per le donne. La risposta dei lavoratori si è tradotta in sciopero, complici anche stipendi arretrati, tredicesime e quattordicesime risalenti a due anni addietro. Dopo un accordo iniziale stipulato a metà settembre con la promessa di pagamenti, grazie al quale i lavoratori avevano interrotto la protesta, si è tornati al punto di partenza visto che, a quanto pare, la ditta non avrebbe rispettato gli accordi. Agli albori della bagarre aveva chiarito loro che firmare una mobilità volontaria avrebbe poi indotto il nuovo proprietario ad assumerli sempre nella medesima struttura, un accordo verbale che, per l’appunto, non si mostrava obbligatorio. Una situazione che rispecchia un malessere generale ormai diffuso in tutto il paese, un vortice in cui il conto più salato si presenta dritto al cospetto del lavoratore, che ormai non ne può più.

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