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“AMARE TROPPO” : il tallone d’Achille delle donne

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ARTICOLO DI ROSSANA SCIARRA. Siete belle. Siamo belle. “Fatevi belle per voi stesse, tanto gli uomini non ne capiscono”, chi lo dice? A priori, fatevi belle per voi stesse perché se c’è un’unica persona che vi amerà fino all’ultimo giorno della vostra vita, quella siete voi. Sorridetevi, fatevi del bene e...
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ARTICOLO DI ROSSANA SCIARRA. Siete belle. Siamo belle. “Fatevi belle per voi stesse, tanto gli uomini non ne capiscono”, chi lo dice? A priori, fatevi belle per voi stesse perché se c’è un’unica persona che vi amerà fino all’ultimo giorno della vostra vita, quella siete voi. Sorridetevi, fatevi del bene e amatevi. Quando amate troppo qualcun altro, però, rischiate di cadere in una trappola: allontanare voi stesse dal vostro “io”.
“Le donne che amano troppo alla fine non amano se stesse”. Così scriveva Robin Norwood, psicoterapeuta americana e scrittrice del libro “Donne che amano troppo”. Perché amare diviene “amare troppo”, e quando questo accade? Perché le donne a volte pur riconoscendo il loro partner come inadeguato non riescono a liberarsene? Ci sono donne che pensano, con grande convinzione, che prendendosi cura degli altri potranno, senza alcun dubbio, ricevere tanto amore, più di quello che hanno donato. Così non è e, forse, non potrà mai essere. Non possiamo pretendere di essere amati se noi non siamo le prime a farlo, se non rispettiamo noi stesse e non diamo dignità al nostro essere donna. Qualsiasi relazione si intraprenda sarà errata nel momento in cui si rimane ancorati a questi interrogativi, a cui forse risulta complesso dare una risposta ben delineata. Vi siete mai chiesti come una donna possa farsi abbindolare dal proprio uomo, dopo aver subito violenze e percosse? Le percosse, prima lievi, quasi come se fosse un atto intimidatorio, un vento freddo che anticipa una tempesta in arrivo. Poi più forti e senti un dolore lacerante al cuore, quello che ti ha fatto innamorare di colui che si è rivelato un mostro, una bestia. Le percosse, considerate “schiaffetti”. Eppure proprio quest’ultime compaiono alla voce “delitto” (art. 581 del Codice Penale). Ci sono numeri che parlano chiaro. Secondo un recente studio, la violenza fisica o sessuale colpisce più di un terzo delle donne nel mondo (35%), e quella domestica, inflitta dal partner, è la forma più comune. Solo noi possiamo difendere la nostra dignità, la nostra parte più bella, quella felice, spensierata, come una rondine che a Primavera spicca il volo. Siamo le uniche che possono dare una svolta a questa piaga atroce, considerata a tutti gli effetti, un problema mondiale di salute pubblica. Il 25 novembre, in tutto il mondo, sarà commemorata la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza Contro le Donne. Scendiamo in piazza, dimostriamo la forza che abbiamo dentro di noi e che non dovrà essere estirpata da nessuno, mai. Riprendiamoci la nostra dignità e il nostro sorriso. Perché in fondo, le donne belle sono quelle che sorridono. E lo fanno col cuore.

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