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Ciro, dopo la speranza torna l’incubo: di nuovo intubato

on mag 19, 14 • by • with Commenti disabilitati su Ciro, dopo la speranza torna l’incubo: di nuovo intubato

Roma. La telefonata del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentis, arriva in un momento difficile per la famiglia Esposito: Ciro è stato nuovamente intubato e si teme un’infezione. La famiglia è nuovamente precipitata nell’incubo.«Mi ha detto di essersi tenuto costantemente informato sulle condizioni di mio...
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Roma. La telefonata del presidente del Napoli, Aurelio De Laurentis, arriva in un momento difficile per la famiglia Esposito: Ciro è stato nuovamente intubato e si teme un’infezione. La famiglia è nuovamente precipitata nell’incubo.

«Mi ha detto di essersi tenuto costantemente informato sulle condizioni di mio figlio – spiega Antonella Leardi, la mamma del tifoso ferito a Roma – si è informato sulle condizioni di Ciro, si è complimentato per la grinta mostrata nel difendere mio figlio e mi ha promesso che appena Ciro starà meglio verrà a fargli visita».

Da quindici giorni ormai la famiglia Esposito vive sul muretto che costeggia il pronto soccorso dell’ospedale Gemelli: con Antonella e con Giovanni, il padre del ragazzo, ci sono la fidanzata del tifoso ferito, Simona, il fratello Michele e poi zie, zii, cugini di ogni età. C’è chi arriva portando panini, chi distribuisce caffè, chi si fa avanti per accompagnare qualcun altro in albergo. 

E c’è anche il signor Pino, il proprietario dell’hotel Bella ‘mbriana che ospita gratuitamente la famiglia. Si sono allentate le tensioni dei primi giorni, lo sconforto per la salute di Ciro e la necessità di difenderne il nome da chi lo presentava come un camorrista, ma la preoccupazione resta. E ieri per il ragazzo non è stata una buona giornata: «I medici ci avevano avvertito che la situazione era ancora a rischio – spiega Antonella – ma quando sabato la febbre ha cominciato a salire, ho subito un altro colpo. Poi ieri quando lo hanno nuovamente intubato ho sentito il terreno mancarmi sotto i piedi. Ormai riuscivo a scambiare qualche parola con mio figlio, potevo accarezzargli le mani, quelle mani da lavoratore con le unghie ancora sporche di grasso di cui sono tanto orgogliosa. Adesso, invece, lo hanno nuovamente legato alle flebo e anche toccarlo è tornato a essere difficile. Lo so, i medici dicono di stare tranquilla, mi spiegano che in questi casi e con queste ferite a volte si fa un passo in avanti e il giorno dopo capita di farne due indietro, ma per me accettarlo è difficile. Io non vedo l’ora di riportare mio figlio a Napoli, a Scampia».

fonte: ilmattino.it

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