I professionisti della violenza.

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Sono trascorsi oramai più di quarant’anni dai celebri scontri di Valle Giulia tra manifestanti e forze dell’ordine però la situazione non sembra esser mutata. Era il 1969. Dopo tali accadimenti Pier Paolo Pasolini scriveva che tra i rivoluzionari figli di papà e i proletari stipendiati dallo Stato...
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Sono trascorsi oramai più di quarant’anni dai celebri scontri di Valle Giulia tra manifestanti e forze dell’ordine però la situazione non sembra esser mutata. Era il 1969. Dopo tali accadimenti Pier Paolo Pasolini scriveva che tra i rivoluzionari figli di papà e i proletari stipendiati dallo Stato stava dalla parte di questi ultimi. Mercoledì scorso, in occasione dello sciopero proclamato in tutt’Europa contro la politica economica europea e nei confronti dei tagli all’istruzione in Italia, abbiamo assistito a scene di guerriglia degne d’un paese sudamericano. Il bilancio degli scontri è stato di sedici feriti, quattordici dei quali tra le forze dell’ ordine. E’ probabile che vi siano stati errori. E’ probabile che alcuni poliziotti abbiano manganellato più del dovuto; è probabile che qualche lacrimogeno sia stato sparato da qualche luogo non appropriato e abbia avuto una destinazione sbagliata. Lo stesso ministro dell’interno ha palesato tutta la sua disponibilità nella ricerca della verità e ad irrogare sanzioni per i responsabili di tali misfatti. Quello che lascia più sgomenti è stata però la caccia mediatica non ai professionisti della violenza,ovvero coloro i quali aggrediscono manu militari servitori dello Stato, ma nei confronti del reprobo poliziotto. La difesa dei manifestanti è sempre la medesima: “piccoli gruppi d’infiltrati hanno seminato caos e violenza a danno dei pacifici dimostranti”. Peccato che gli infiltrati si trovino quasi sempre in prima linea e talvolta a guida delle stesse manifestazioni brandendo i soliti sanpietrini ,qualche immancabile bastone e spesso a volto coperto. La domanda sorge spontanea:perché recarsi ad una manifestazione travestendosi da Black block? Forse per ferire e spaccare la testa a qualche celerino? Forse per dar sfogo alla propria frustrazione incendiando qualche auto e seminando il panico per la città? Sarebbe meglio indagare chi siano i fermati dopo gli scontri di Roma. Una minoranza di essi scende in piazza animata da nobili ideali ed è ben consapevole del motivo per cui sfila. Ma che dire di alcuni personaggi come Christopher Chiesa, fermato il giorno dei tafferugli e rilasciato poco dopo. Il padre del ragazzo ha dichiarato espressamente che rilasciare suo figlio è stato un errore.”Dovevano tenerlo dentro più a lungo, senza una punizione gli togliamo persino il senso di colpa”. Gli viene chiesto inoltre se suo figlio è un estremista di sinistra. “Comunista mio figlio?Ma nemmeno quello!I comunisti sono legalitari, lui è iscritto a un centro sociale.”Questa è la presa di posizione del padre nei confronti del figlio il cui intento è anche quello di “prendere di contropiede il mondo dei genitori piagnoni e pronti a giustificare il pargolo purchessia.

D’altronde la schiera dei rivoluzionari borghesi, dei figli di papà con l’eskimo pronti a giocare alla rivoluzione coi soldi dei genitori è una categoria abbastanza folta. Chi di voi non hai incontrato un marxista-leninista, nelle università e non solo, vestito Fred Perry con genitori medici o avvocati pronto a giocare “a la guerre” lanciando slogan privi di significato e combattendo la propria categoria d’appartenenza?
Parte della sinistra dovrebbe riflettere sul risultato delle proprie azioni. E’ palese che abbia serie difficoltà nello scegliere punti di riferimento lontani da obsoleti stereotipi. Nonostante possa attingere da uno sfavillante patrimonio di personalità politiche e culturali avuti in decenni di storia.
Dal 1969 ad oggi sono trascorsi quarantatre anni,ma poco è cambiato. Pasolini fu quasi allontanato con disgusto e non tenuto in considerazione. La stessa situazione ora si ripete.

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