Il video-choc continua a far discutere. Il Questore si difende: «La famiglia della madre ha voluto creare caso mediatico»

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PADOVA – Le immagini del video choc del bambino prelevato con la forza da scuola a Cittadella per essere portato dal padre, a cui la magistratura ha dato la patria potestà assoluta, «sono parziali», e tra l’altro, non si vede che «una delle due persone che porta via il bambino è suo padre», ha...
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PADOVA – Le immagini del video choc del bambino prelevato con la forza da scuola a Cittadella per essere portato dal padre, a cui la magistratura ha dato la patria potestà assoluta, «sono parziali», e tra l’altro, non si vede che «una delle due persone che porta via il bambino è suo padre», ha spiegato questa mattina la polizia. D’altra parte, «se non ci fosse stato l’intervento pretestuoso dei familiari del lato materno con la telecamera, mirato a creare caos mediatico, forse sarebbe stato fatto il bene del bambino».

«Il bambino ieri è stato visitato dal pediatra, ora è sereno, gioca e sta bene», precisano dalla questura. «Si tratta di un provvedimento che doveva essere eseguito già due anni fa, ma la famiglia materna si è sempre opposta e il padre da mesi non vedeva suo figlio. Gli unici che hanno volutamente produrre il caos sono stati i parenti della madre, che non hanno creato le condizioni favorevoli per l’affidamento al padre, così come disposto dalla magistratura».

Il questore Vincenzo Montemagno ha sottolineato che sarebbero stati fatti 5 tentativi infruttuosi per convincere la madre, alla quale sarebbe decaduta la patria potestà da 5 anni, per far entrare nella sua abitazione i servizi sociali per accompagnare il figlio in una struttura protetta, è stato dato esecuzione al provvedimento del Tribunale dei Minori di Venezia. I giudici hanno disposto che, come riportato negli atti, «in mancanza di uno spontaneo accordo tra i genitori, sia il padre a occuparsi del figlio che potrà avvalersi dei servizi sociali e della forza pubblica».

Ieri mattina il padre, dopo che il giorno precedente era andato a vuoto l’ennesimo tentativo di convincere la madre ad agire secondo disposizione della Corte d’appello, si è presentato alla scuola accompagnato da tre agenti dell’ufficio minori della Questura di Padova, tra cui due donne, tutti in borghese, dal responsabile dei servizi sociali Lorenzo Panizzolo e dallo psichiatra (perito del tribunale) Rubens De Nicola.

L’insegnante ha tentato prima di convincere il ragazzo a presentarsi in presidenza e poi è stato lo stesso preside a portare la scolaresca in palestra, permettendo così al padre di entrare in aula e raggiungere il figlio. Il ragazzo lo ha seguito, ma una volta fuori dalla scuola, in una uscita laterale, si è trovato di fronte nonni e zii materni che hanno tentato di impedire che il nipote si allontanasse. Il genitore ha preso di forza il figlio, chiedendo aiuto a un agente.

«L’operato è stato quello giusto – ha ribadito il questore – nell’interesse del bambino. Tutti, tranne chi stava operando ha voluto esasperare questa situazione». Riguardo alle dichiarazioni fatte da una ispettrice davanti alle richieste fatte probabilmente da una zia del ragazzo, il questore ha chiarito: «di fronte alla resistenza di una donna e la richiesta di questa di vedere gli atti della corte d’appello, l’ispettrice si è qualificata dicendo poi “lei non è nessuno”, intendendo così ribadire che la donna non aveva alcuna autorità in quanto non titolare della patria potestà e anche perché il provvedimento doveva essere notificato solo ai genitori». A mio avviso si poteva trovare un sistema meno plateale e meno cruento visto che il ragazzino invocava aiuto. Questa versione ha delle lacune evidenti o quantomeno dei lati oscuri che vanno chiariti. La spiegazione data dal Questore sull’evidente uso distorto dell’autorità di polizia è alquanto lacunosa, in questi casi bisogna capire che non si parla di cose ma di esseri umani che hanno dei sentimenti e delle priorità. A dieci anni alcune cose non si comprendono ma un bambino non può essere traumatizzato in quel modo. Bisognava avere più “tatto”. Era l’unico modo per portare via il bambino quello? A queste domande vanno date delle risposte convincenti e credibili. Tra poco inseriremo anche la versione della mamma ospite a Pomeriggio Cinque.

fonte: ilgazzettino.it

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