NON È POSSIBILE MORIRE COSÌ

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(ARTICOLO DI PADRE MAURIZIO PATRICIELLO) È stato il vescovo di Aversa, Angelo Spinillo, a celebrare oggi i funerali di Pasquale Romano, Lino per chi gli voleva bene, il giovane di Cardito trucidato a Marianella lunedì sera. A Marianella, Lino, era di casa, perché in quel quartiere a Nord di Napoli viveva la sua...
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(ARTICOLO DI PADRE MAURIZIO PATRICIELLO) È stato il vescovo di Aversa, Angelo Spinillo, a celebrare oggi i funerali di Pasquale Romano, Lino per chi gli voleva bene, il giovane di Cardito trucidato a Marianella lunedì sera. A Marianella, Lino, era di casa, perché in quel quartiere a Nord di Napoli viveva la sua fidanzata. Non poteva immaginare, questo giovane trentenne incensurato, che proprio Marianella avrebbe accolto il suo ultimo grido di dolore, di rabbia, di stupore.
È stato freddato con 14 colpi di pistola. Una vera esecuzione, come quella riservata ai boss. Ma Lino non era un boss e nemmeno un balordo. Lino era una persona perbene, un giovane che andava a Messa la domenica.
Gli inquirenti ci hanno messo poche ore per giungere alla certezza che fosse stato ucciso per errore. Parenti e amici lo avevano gridato fin dal primo istante. Gli scissionisti che scatenarono, qualche anno, fa la guerra con il clan Di Lauro per sottrarsi al loro potere e che hanno ripreso a uccidersi, Lino non li conosceva nemmeno. Un’ altra vittima innocente, dunque. L’ultima in ordine di tempo.
Ma l’elenco è veramente lungo. Basti ricordare Silvia Ruotolo e Annalisa Durante; Vincenzo Liguori e Attilio Romanò. Un errore madornale. Un semplice errore e, in un istante, tanti cuori piombano nel lutto.
A Napoli si può morire così. Stupidamente. Ferocemente. Perché hai l’auto dello stesso colore di quella di un camorrista. Perché hai la sfortuna di somigliare al figlio del boss di un clan della zona. Perché hai avuto l’infelice idea di fermarti al bar per sorseggiare un caffè. A Marianella si è tenuta una fiaccolata per ricordare questo uomo onesto e sfortunato.
Il quartiere è sceso in piazza per solidarietà verso la famiglia ma anche per protestare. Civilmente. Dignitosamente. Fermamente. Per gridare all’Italia e al mondo che in queste zone non è più possibile vivere serenamente.
E pensare che proprio Marinella diede i natali, nel secolo dei lumi, al grande sant’ Alfonso Maria De Liguori. L’avvocato che lasciò il foro per indossare la talare. Il fondatore dei redentoristi. L’annunciatore del Vangelo ai poveri sperduti nelle contrade del Regno. Il santo vescovo, dottore della Chiesa.
A un giornalista che lo intervistava, un giovane di Marianella, ha detto parole amare come il fiele. Parole che dovrebbero arrivare sulle scrivanie di tutti i nostri parlamentari, ministri e istituzioni varie e farli mettere seriamente in discussione. “ Il futuro a Napoli è solo della malavita…”, ha dichiarato il giovane. Parole dettate dall’emozione del momento? È costui solo un pessimista che ha smarrito la speranza? Purtroppo questa dolorosa convinzione è condivisa dalla stragrande maggioranza dei napoletani. Noi, pur seriamente preoccupati per quanto accade, non le condividiamo ma le comprendiamo.
Il prezzo della vita a Napoli si abbassa sempre di più.
È intollerante. È sconvolgente. È inammissibile.
Non si può continuare come se niente fosse. Gli anni che verranno vedranno i vecchi opporsi sempre di più a novelli scissionisti. Guerre che non si combattono, purtroppo, su appositi campi di battaglia ma per le strade. Sotto gli occhi di tutti. Tra lo sconcerto di tutti. Il killer arriva a bordo di una potente moto. Il casco integrale gli nasconde il volto. E spara. Spara. Una, due, dieci volte. Uccide. E scappa lasciandosi dietro una scia di sangue e di terrore. Avuta la notizia c’è chi brinda e chi già programma la vendetta.
Si può vivere così? Si può lasciare un popolo in ostaggio?
I genitori di Lino hanno scritto al Ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri: “ Fermi la strage che uccide i figli di Napoli…”.
“Fermatevi!” è il grido addolorato che il cardinale di Napoli, Crescenzio Sepe, ha rivolto alla camorra napoletana sempre più scatenata e sanguinaria.

( Articolo pubblicato su Avvenire, sabato 20 ottobre 2012 )

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