ROBERTO SAVIANO SCRIVE A PADRE MAURIZIO PATRICIELLO: “LA TUA TERRA È LA MIA”

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(ROBERTO SAVIANO DAL SUO PROFILO FACEBOOK INVIA UNA LETTERA A PADRE MAURIZIO PATRICIELLO) Mentre tutto il paese è ancorato alle vicende di Berlusconi, caro don Maurizio, io decido di scrivere a te. Perché in questo momento l’impegno che porti avanti è centrale per il paese. È la vera urgenza. In Gomorra ti...
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(ROBERTO SAVIANO DAL SUO PROFILO FACEBOOK INVIA UNA LETTERA A PADRE MAURIZIO PATRICIELLO) Mentre tutto il paese è ancorato alle vicende di Berlusconi, caro don Maurizio, io decido di scrivere a te. Perché in questo momento l’impegno che porti avanti è centrale per il paese. È la vera urgenza. In Gomorra ti chiamavo Padre Mauro e scrissi del funerale di Emanuele, il ragazzo di Caivano morto a quindici anni in una rapina. Quel funerale lo celebrasti tu, non dimenticherò mail le tue parole: “Quindici anni è un’età che bussa alla coscienza di chi ciancia di legalità, lavoro, impegno. Non bussa con le nocche, ma con le unghie”. A denti stretti e con tanta rabbia in corpo parlavamo della “Terra dei fuochi” quando in Italia ancora pochi sapevano cosa fosse, quando i media ignoravano ciò che stava accadendo nelle provincie di Napoli e Caserta. Ora siamo in tanti a sapere e a raccontare, ma hai ragione, non basta. Non basta perché ci sono zone dove vivere è impossibile. Impossibile per il tanfo che senti nell’aria, tanfo di rifiuti incendiati, tanfo di morte. Le istituzioni quando va bene ignorano, nella maggior parte dei casi minimizzano e questo, di fronte alla morte, è insopportabile. Di fronte alla morte di bambini, poi, è peggio: ignorare e minimizzare diventano crimine. Don Maurizio, ci sono sempre stato, ci sono adesso e ci sarò sempre. Troviamo i modi, vicini e lontani, militanti e ragionati, per agire. La tua terra è la mia terra, riconosco nella tua voce una tenacia che non ascoltavo da anni, una fiducia che io stesso ho perso. Queste mie parole ti giungano come una promessa di impegno perenne. Vediamoci, organizziamoci, agiamo. Insieme a chi ogni giorno si sveglia, vive, ama e muore in quella terra avvelenata che dobbiamo smettere di chiamare maledetta.

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