«Fanghi tossici nei campi contaminazione totale, vite in pericolo»

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NAPOLI – Riportiamo questa intervista de “Il Mattino” a cura della collega Maria Pirro. Inquietante spaccato dei rischi della contaminazione perpetrata a danno dei nostri territori a causa degli sversamenti di liquami tossici. Andrea Buondonno è docente di Ricomposizione ambientale alla Seconda...
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NAPOLI – Riportiamo questa intervista de “Il Mattino” a cura della collega Maria Pirro. Inquietante spaccato dei rischi della contaminazione perpetrata a danno dei nostri territori a causa degli sversamenti di liquami tossici. Andrea Buondonno è docente di Ricomposizione ambientale alla Seconda Università di Napoli ed esperto di suoli contaminati. Quella del Casertano è una situazione che definisce «raccapricciante». Campi contaminati da arsenico, cadmio, idrocarburi pesanti, stagno ed altre sostanze altamente nocive: quali rischi determinano per la salute? «La premessa è che è molto difficile che nell’insalata coltivata in un suolo contaminato ci siano grandi quantità di sostanze tossiche. Ma i rischi dovuti all’ingestione diretta di questi elementi sono innumerevoli: danni alla funzionalità renale e all’apparato muscolo-scheletrico sono provocati dal cadmio; sistema nervoso e respiratorio vengono aggrediti dall’arsenico. C’è poi l’aumento di neoplasie. E, tutte le particelle menzionate, se ingerite possono determinare un’intossicazione. Il rischio maggiore si ha mangiando insalata, ravanelli, carote e spinaci e tutti quegli ortaggi che possono trattenere particelle terrose contaminate».

A quel punto cosa può accadere?
«Se è arsenico, che è la sostanza più pericolosa, può causare nausea, vomito, diarrea e tutti gli altri sintomi di avvelenamento. In poche ore anche la morte. E neoplasie, se l’esposizione è cronica».

In quali quantità queste sostanze nocive diventano molto pericolose?
«Bastano piccole quantità, nell’ordine di decimi di milligrammo per peso corporeo».

Esiste un modo per prevenire o limitarne gli effetti?
«C’è una norma precisa che consiste nel bonificare i suoli».

È possibile riconoscere i prodotti avvelenati senza ricorrere alle analisi di laboratorio?
«Come gruppo di ricerca universitario, abbiamo eseguito diversi esperimenti: impossibile, dalla forma e dal colore non si riesce a capire».

C’è un modo per abbassare il grado di tossicità nella fase di cottura o adottando altre precauzioni?
«Non si ottiene granché se le sostanze velenose si trovano all’interno della cellula. Ma c’è un aspetto di questa vicenda ancora più drammatico, da sottolineare».

Quale?
«Questi rifiuti tossici non dovrebbero assolutamente essere smaltiti nei campi, ma neanche negli impianti di compostaggio per essere poi venduti come fertilizzante. La normativa lo vieta».

ilmattino.it

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