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Giallo a Caivano, il cadavere ritrovato nell’autocompattatore apparteneva ad un clochard

on feb 11, 15 • by • with Commenti disabilitati su Giallo a Caivano, il cadavere ritrovato nell’autocompattatore apparteneva ad un clochard

Cercava un posto per la notte. Al caldo. E a Ihor Repetyuk, 47 anni, ucraino, clandestino, una vita trascinata tra la mensa dei poveri della parrocchia del Buon Cammino nel quartiere Vasto-Arenaccia di Napoli e tante, troppe bottiglie di pessimo alcol, un cassonetto pieno di buste nere colme di carta è sembrato quasi...
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Cercava un posto per la notte. Al caldo. E a Ihor Repetyuk, 47 anni, ucraino, clandestino, una vita trascinata tra la mensa dei poveri della parrocchia del Buon Cammino nel quartiere Vasto-Arenaccia di Napoli e tante, troppe bottiglie di pessimo alcol, un cassonetto pieno di buste nere colme di carta è sembrato quasi una suite del grand hotel. Li sì è addormentato per l’ultima volta. Passando da sonno alla morte, stritolato dal meccanismo di un autocompattatore, che qualche notte fa ha sollevato quel cassonetto, ingurgitando e stritolando carta e cartoni.

Ieri sera, a distanza di qualche giorno, la scoperta del suo cadavere. Sembrava un manichino spezzato a metà, che penzolava dalle fauci di una gru al lavoro nel piazzale di vagliatura dei rifiuti speciali dell’azienda Di Gennaro spa, a Pascarola, la frazione industriale di Caivano, tra rottami di ferro, balle di carte e legno. Un clochard, si scoprirà solo dopo molte ore. Nelle tasche di quei miseri abiti, un modulo a suo nome, mensa dei poveri della parrocchia del Buon Cammino.

Da quello che è emerso dai primi rilievi, sul corpo della vittima non sono state riscontrate lesioni da armi da sparo e nemmeno da quelle di punta e taglio. Impressionanti, questo il commento del medico legale, le lesioni, visibili anche a occhio nudo, riscontrate su tutto il corpo: dalla spina dorsale fratturata di netto, ad una grossa lesione al capo, così violenta da sollevare in parte il cuoio capelluto, al naso rotto. Lesioni che sembrerebbero compatibili con quelle causate dallo schiacciamento nel meccanismo interno dell’autocompattatore, ma anche – e questa è la seconda pista seguita dagli inquirenti – causate da un investimento di un’auto pirata. Un’altra ipotesi ancora più orribile. Gli investigatori non escludono che Ihor Repetuk possa essere stato investito e poi «gettato» in un cassonetto, coperto con sacchi di immondizia dallo stesso investitore, che si sarebbe poi allontanato come se nulla fosse accaduto. In entrambi i casi, sarà l’autopsia a chiarire le cause della morte.

tratto da “Il Mattino”

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