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Giugliano, bruciato nell’auto. Il mistero continua. La vittima, 32 anni, era padre di due bambini

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NAPOLI – Omicidio di Varcaturo, si aspetta l’esame del Dna per mettere la parola fine al mistero dell’uomo druciato nel bagagliaio di una Renault Scenic in via Ripuaria. Ma ad accelerare i tempi potrebbe essere il numero di matricola di una protesi alla gamba. L’uomo dato alle fiamme con la vettura è...
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NAPOLI – Omicidio di Varcaturo, si aspetta l’esame del Dna per mettere la parola fine al mistero dell’uomo druciato nel bagagliaio di una Renault Scenic in via Ripuaria.

Ma ad accelerare i tempi potrebbe essere il numero di matricola di una protesi alla gamba. L’uomo dato alle fiamme con la vettura è certamente stato ucciso con un colpo di pistola alla testa. I carabinieri, avevano rinvenuto un’ogiva e una pistola 357 Magnum. La vettura è intestata ad una 45enne della zona ed era in uso al convivente della figlia. Ed è proprio lui, Antonio Iavarone , a mancare all’appello. Di lui si sono perse le tracce da giovedì pomeriggio, da quando è uscito con la vettura.

Gli inquirenti non si sbilanciano sull’identità della vittima e attendono gli esami autoptici e i confronti derivanti dalla protesi che il cadavere aveva al femore sinistro. Tuttavia, secondo il racconto dei familiari dello scomparso anche il 32enne, per ora scomparso, aveva avuto in passato un intervento chirurgico alla gamba. Le indagini si concentrano tutte su via Ripuaria, luogo dove è stata rinvenuta l’auto con il cadavere e in viale Parco della Noce dove vivono la convivente e altri parenti del 32enne scomparso nel nulla.

Unica traccia una protesi impiantata nel femore sinistro. È l’unico indizio per risalire, si spera, all’identità. Dal numero di matricola e dal modello dell’arto si potrebbe risalire a chi è stata installata. Un lavoro non certamente facile visto che l’arto è rimasto in parte bruciato nel rogo dell’auto. Ma per i carabinieri della compagnia di Giugliano e i colleghi del Comando provinciale di Castello di Cisterna ci sono altri dubbi da sciogliere.

In primis la pistola ritrovata nel bagagliaio sotto il corpo carbonizzato. Se il movente dovesse essere di matrice camorristica sarebbe atipico: nessun killer lascerebbe mai l’arma sul luogo del delitto, anzi, i sicari ne vanno a caccia. Un revolver 357 Magnum è una pistola potente e costosa sul mercato illegale, un revolver che avrebbe potuto far gola a chi ha premuto il grilletto e incendiato l’auto poi. Invece è stata abbandonata, scarica, sotto il cadavere: la matricola è abrasa e il calore del rogo ha sicuramente eliminato le impronte digitali. Questo tipo di pistola, in molti casi, viene utilizzata per firmare il delitto di camorra.

I boss la cedono ai killer che poi, una volta eliminata la vittima, esplodono l’ultimo colpo alla testa e poi riportano la pistola al capo di turno. Una sorta di ricevuta che comprova che il lavoro è stato fatto eseguendo il vademecum della camorra. Altro interrogativo il motivo che ha spinto il killer ad agire con tanta efferatezza. Come i motivi che abbiano spinto i sicari ad appiccare le fiamme all’auto dopo l’uccisione della vittima. Sono tutti interrogativi che solo le indagini dei carabinieri potranno dare risposte. La zona, di certo, si presta a delitti simili. La fascia costiera del Giuglianese, infatti, non è nuova a simili crimini.

Uccisioni eclatanti che difficilmente hanno lasciato scampo alle vittime predestinate. Come è successo nel tardo pomeriggio di giovedì. Ma gli inquirenti non escludono che la vittima potesse conoscere i propri aguzzini. E non si esclude nemmeno che la pistola rinvenuta potesse essere un pretesto, una compravendita illegale per attirare l’uomo in una trappola e ucciderlo. Ma sono tutte supposizioni. Tutte ipotesi per potere venire a capo di questo vero e proprio giallo. Intanto, ieri, sono stati interrogate nuovamente le persone vicine al 32enne scomparso.

La proprietaria dell’auto, la convivente e altri parenti di Antonio Iavarone : si cercano frequentazioni, telefonate e qualsiasi altro elemento per capire che fine abbia fatto l’uomo. Ma gli inquirenti non escludono anche il peggio.

FONTE: ILMATTINO.IT

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