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Rifiuti, sequestrati beni per dieci milioni ad imprenditore: c’era accordo con il clan

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NAPOLI – Il Centro operativo della Direzione investigativa antimafia (Dia) di Napoli ha confiscato beni per il valore di circa 10 milioni di euro nei confronti di Raffaele Sarnataro , imprenditore dal 1984 nel settore raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti. Sarnataro, nel 2000, fu arrestato in quanto...
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NAPOLI – Il Centro operativo della Direzione investigativa antimafia (Dia) di Napoli ha confiscato beni per il valore di circa 10 milioni di euro nei confronti di Raffaele Sarnataro , imprenditore dal 1984 nel settore raccolta, trasporto e smaltimento dei rifiuti.

Sarnataro, nel 2000, fu arrestato in quanto grazie al clan La Torre si era aggiudicato un cospicuo appalto per il prelievo e smaltimento rifiuti in comuni, come Mondragone, sversati nella discarica Bortolotto, nel Casertano.

C’era un accordo preciso tra il clan La Torre e Raffaele Sarnataro, l’imprenditore al quale oggi sono stati confiscati beni per 10 milioni di euro. Il clan aveva assicurato a Sarnataro il conseguimento di appalti presso vari comuni per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani, in cambio di una partecipazione del gruppo camorristico agli utili.

Ciò aveva garantito la realizzazione di enormi profitti (circa 1 miliardo e mezzo di lire annui), la metà dei quali veniva incassata dall’imprenditore, proprietario della discarica, e la restante metà spettava ai La Torre, che quindi conseguiva guadagni di circa 60 milioni di lire mensili. In questo modo Sarnataro, che era legato da rapporti consolidati negli anni con il capo del sodalizio Augusto la Torre, per tre decenni aveva potuto gestire la discarica Bortolotto nel quale venivano smaltiti, per un dato periodo, anche rifiuti provenienti da altre regioni d’Italia.

Il direttore pro-tempore della Dia, il 12 marzo 2001, aveva inoltrato al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – Sezione Misure di Prevenzione – una proposta di misura di prevenzione che venne accolta ma, in seguito, annullata in sede d’impugnazione. Successivamente, i magistrati della Dda di Napoli inoltravano una nuova proposta di applicazione della misura di prevenzione nei confronti del patrimonio del Sarnataro che è stata prontamente accolta dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Tra i beni confiscati immobili ad Anacapri ed Olbia, capitale sociale e beni strumentali della società caprile con sede ad Anacapri e il capitale sociale ed i beni strumentali della società Iris con sede a Roma.

fonte: ilmattino.it

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