SCOPERTI A CAIVANO DECINE DI FUSTI TOSSICI

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( Articolo pubblicato su Avvenire, venerdì 27 settembre 2013 ) A Caivano le ruspe della polizia forestale continuano a squarciare la terra. L’impressione è forte. Decine di fusti riemergono dalle viscere di nostra madre. Il fetore è nauseabondo. Colgo sul volto del generale Sergio Costa, dei suoi collaboratori,...
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( Articolo pubblicato su Avvenire, venerdì 27 settembre 2013 )
A Caivano le ruspe della polizia forestale continuano a squarciare la terra. L’impressione è forte. Decine di fusti riemergono dalle viscere di nostra madre. Il fetore è nauseabondo. Colgo sul volto del generale Sergio Costa, dei suoi collaboratori, dei giornalisti sconcerto e dolore. L’escavatrice scende sempre più giù per recuperare i bidoni arrugginiti. Alcuni sono schiacciati, deformati, ma ancora integri. Si fa attenzione per non farli rompere. Altri, purtroppo, sono irrimediabilmente rovinati. Quanta inutile follia. Chi interrò quei recipienti sapeva bene che stava facendo. Per un pugno di soldi in più. Per bramosia di possedere. Sapevano bene gli industriali disonesti che vernici e solventi riversati nei terreni li rovinano. Sapevano bene che la terra avvelenata produce ortaggi avvelenati. E i contadini? Sono vittime o carnefici? Non bisogna generalizzare mai. Qualcuno di certo sapeva che cosa accadeva di notte in quelle zone. Hanno taciuto. Per interessi, ignavia, paura. Quanto spreco di energie, di denaro per tentare di salvare il poco che c’è da salvare. Da sempre l’uomo riflette sul male e sul macabro fascino che emana. Sul perché alcuni ne provano ribrezzo mentre altri si lascino da esso ammaliare. C’è chi si spoglia di tutti i suoi averi per dar da mangiare al prossimo e chi invece ruba al prossimo anche l’aria per respirare. In fondo anche questa sete di denaro dice che l’uomo non basterà mai a se stesso. Che è più grande di quanto possa credere. Si tratta di imboccare la strada giusta per capire nel breve tempo che ci è dato chi siamo e perché viviamo. Intanto si continua a morire. A Carinaro, il paese alle porte di Aversa che ha dato i natali al cardinale Crescenzio Sepe, una bambina di 8 anni è morta. Leucemia. Marianna era figlia unica. Venerdì si terranno i funerali. La settimana scorsa alcuni pediatri hanno chiesto di parlarmi. Hanno notato un aumento di leucemie infantili proprio nella nostra zona. Una giovane signora viene a trovarmi. Mi racconta di suo figlio, Antonio. Aveva 20 anni quando volò in cielo. Anche lui affetto da leucemia. Poco dopo fu la volta di suo fratello di cinquant’ anni. Pochi mesi bastarono per rubarlo ai suoi cari. Oggi è lei ad ammalarsi. E ha paura. Paura di non farcela. Paura di cedere. Le forze non ci sono più. Storie simili sono veramente tanti. Troppe per non allarmare chi ha la responsabilità e il dovere di intervenire. Siamo italiani e come tali vogliamo essere trattati. Crediamo nella forza della legalità e vogliamo che venga esercitata anche a nostro favore. Rigettiamo le forze del male comunque possono chiamarsi: camorra, mafia o altro. Vogliamo che la parte sana del Paese si schieri accanto a questo popolo segnato e tormentato. Chiediamo alla Confindustria e ai tanti industriali onesti di prendere a cuore il dramma che ci uccide. Di alzare la loro voce per condannare con forza lo scempio provocato da altri industriali in combutta con camorra e camorristi. Invitiamo il presidente di Confindustria a venire a Caivano, a Casal di principe, a Qualiano per rendersi conto di persona di quanto male abbia provocato questo stupido, ottuso, criminale, illogico modo di smaltire i rifiuti industriali per risparmiare sui costi. Intanto, però, mentre scriviamo, piangiamo, ci indigniamo, gli sversamenti e i roghi tossici continuano imperterriti, perché chi produce in nero, deve assolutamente sversare in nero gli scarti della lavorazione. E in Campania le fabbriche di scarpe, borse, tessuti che lavorano in regime di evasione fiscale sono tante. Il danno è enorme. I rimedi fino a oggi sono scarsi, deboli e insufficienti. Richiamare in vita questa terra per la politica italiana deve essere una priorità assoluta alla quale niente deve essere anteposto.
Padre Maurizio PATRICIELLO

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