Misery – Stephen King.

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Con Halloween all’orizzonte, un libro horror è d’obbligo. Quando si parla di Stephen King – mio sommo maestro di creatività e scrittura – il terrore non ha sempre i connotati che folklore e tradizione gli hanno attribuito nel corso dei secoli: la paura è scatenata da un lupo mannaro così come da una cupola...
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Con Halloween all’orizzonte, un libro horror è d’obbligo. Quando si parla di Stephen King – mio sommo maestro di creatività e scrittura – il terrore non ha sempre i connotati che folklore e tradizione gli hanno attribuito nel corso dei secoli: la paura è scatenata da un lupo mannaro così come da una cupola impenetrabile e indistruttibile o da una persona con parecchi problemi psicologici. Ma il nemico peggiore, quello più spaventoso e imprevedibile, si trova nella mente dell’uomo che legge, che vive, che pensa. È il Male, è il Dubbio, è una forza oscura che s’impadronisce del raziocinio, distruggendolo a poco a poco, dall’interno, in una discesa senza ritorno.
E questo, King lo sa e lo sa fare benissimo.

(Something old, something blue – 1987)
Misery  (Stephen King)
:  Paul Sheldon, un celebre scrittore, viene sequestrato in una casa isolata del Colorado da una sua fanatica ammiratrice. Affetta da gravi turbe psichiche, la donna non gli perdona di aver “eliminato” Misery – il suo personaggio preferito – e gli impone tra terribili sevizie di “resuscitarla” in un nuovo romanzo. Paul non ha scelta, pur rendendosi conto che in certi casi la salvezza può essere peggio della morte.

La citazione: Non aveva bisogno che fosse uno psichiatra a rivelargli che nello scrivere c’era un aspetto di autoerotismo: si battevano i tasti della macchina per scrivere invece di toccare il proprio corpo, ma entrambe le azioni dipendevano in larga misura da genialità evocativa, mano veloce e sentita devozione all’arte dell’inverosimile. – Il piacere è sexy, scrivere è piacevole, gli scrittori sono sexy: caso chiuso.

Lo stile: Periodi brevi e soliloqui (molto simili a flussi di coscienza che farebbero invidia ai pionieri della letteratura britannica) la fanno da padroni nelle varie parti del romanzo.
Narrato in terza persona – e contenente un geniale libro nel libro – Misery non smette mai di catturare l’attenzione del lettore che, volente o nolente, si ritrova vittima delle torture subite da Paul (roba che neanche Saw l’enigmista!) e partecipe dei suoi incubi interiori che non lo abbandoneranno mai, nemmeno con l’apparente e immancabile sospiro di sollievo.

Morale della favola: Paul Sheldon è un uomo comune, un uomo in crisi da pagina bianca. Deve scrivere per guadagnare, ma è stufo dei romanzetti facili che l’hanno portato al successo. Può la sua creatività essere l’arma peggiore? Sì, può. È la fervida immaginazione, più che la cattiveria nuda e cruda di Annie, il vero problema. È il foglio bianco che non si riempie, o che si riempie di immagini sfocate e poi troppo nitide, insostenibili; è una cicatrice che non dimenticherà mai.

Consigliato a: chiunque voglia diventare uno scrittore. Per gli aspiranti romanzieri, questo libro è un must.

Voto: 9-

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