Jailbreaking – La nuova frontiera dell’ “evasione”

a cura di 22 febbraio 2012 08:53 Commenti disabilitati Views: 65

Oramai ce le propongono in tutte le salse, in tutte le “specie” ed anche nei momenti meno opportuni della giornata. Le varie forme di evasione si sa, oggi costituiscono un forte “oggetto d’interesse” e sicuramente rappresentano una realtà ben più complessa di ciò che immaginiamo. Ma adesso ad interessarci non è l’aspetto politico, piuttosto quello sociologico e tecnologico.

Ritornando al termine “specie”che ho sopra citato, a cosa vi fa pensare?
Il mio è un chiaro riferimento alla “campagna integrata di comunicazione istituzionale creata per sensibilizzare i cittadini sulla necessità e l’importanza di pagare le imposte, realizzata dal Ministero dell’economia e delle finanze insieme all’Agenzia delle Entrate, al Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri”. Anche qui, vi devo fermare. Non sto facendo riferimento al fatto che questa sia giusta o sbagliata, ma è semplicemente un modo per riportarvi alla mente lo spot sul quale poi si svilupperà questo articolo. Adesso cliccate sulla parola “spot” in celeste, lo avete visto?Avete capito a cosa mi riferisco? Bene.

In ordine di sequenza, quindi, abbiamo: il parassita dei ruminanti, del legno, dei pesci, del cane, quello intestinale ed infine il parassita della società.
Ne manca uno a quanto pare. E mi riferisco ad una nuova tipologie “di evasione”, ovvero quella legata alla pirateria.
Molto probabilmente in questo momento avrete pensato ai film, alla musica, ai software per computer, ma a oggi a muoversi nei meandri della rete c’è anche la pirateria delle Apps, ovvero la possibilità di ottenere applicazioni (mini programmi) che altrimenti dovremmo acquistare, per esempio sul negozio ufficiale dell’ Apple iTunes. Badate bene, si parla di qualsiasi app, da quella che costa pochi centesimi sino ad arrivare anche a quella che ne costa 50/80 euro ( se non di più per alcune in particolare).
Panorama.it, ha fatto questo tipo di analisi. “Andiamo con ordine, ricostruiamo il processo dall’inizio: con l’esplosione della «melamania», con il proliferare di dispositivi portatili ideati da Steve Jobs, gli smanettoni della rete si sono messi all’opera per cercare un modo proficuo per violare l’ecosistema chiuso di iPhone, iPad e simili: naturalmente lo hanno trovato. Si tratta del cosiddetto «jailbreak»: è, semplificando, una procedura che sblocca il dispositivo e consente all’utente di installare programmi non presenti sullo store ufficiale, attingendo da altre fonti.
Non fraintendiamo però. Questa pratica, anche se in via teorica, è assolutamente legittima ed anzi, è stata addirittura riconosciuta dal Governo degli Stati Uniti, “secondo il quale è consentito bypassare il sistema operativo di un telefono per consentirgli di far funzionare software «ottenuto legalmente”.
Il problema è un altro. E’ vero che possiamo installare sul nostro dispositivo delle applicazioni che sono ben lontane da quelle tradizionali e forse anche con funzioni accessorie, ma a è l’occasione a fare l’uomo ladro!
Di fatti, l’intera rete compreso anche YouTube, hanno presto svelato la soluzione più comoda: “si sono in fretta riempiti e oggi sono stracolmi di video e pagine che spiegano a neofiti ed esperti come accaparrarsi gratuitamente ogni singola app”.
Inutile dire che la virtù sta nel mezzo, in questo caso non tecnologico! L’importante è l’uso che se ne fa di questi strumenti.
C’è da dire poi, che questa pratica non è stata solamente demonizzata anzi è il caso di ricordare che “la Apple ha assorbito all’interno dei suoi prodotti, fornendole di serie, delle caratteristiche che erano disponibili solo sui prodotti sbloccati. Il caso di scuola è il cosiddetto «tethering», ovvero la possibilità di trasformare il telefonino in un modem Wi-Fi affinché gli altri dispositivi possano sfruttarlo per collegarsi a internet senza fili: oggi è uno dei punti di forza dell’iPhone. La stessa Apple non poteva restare a guardare e infatti, in contemporanea con la decisione del Congresso americano, ha fatto dire a un suo portavoce che il jailbreak può compromettere l’esperienza d’uso dell’oggetto, rendendolo instabile e non garantendone il corretto funzionamento. A livello pratico, la presenza dello sblocco viola secondo l’azienda di Cupertino la garanzia e dunque, in via teorica, una riparazione di un terminale con questa modifica potrebbe essere rifiutata.
Non illudiamoci molto però, su internet si trovano anche tante altri modi per ripristinare il dispositivo e per cancellare tutte le tracce di questo “sconosciuto” jailbreak . Rendendolo così, nuovamente vergine.

Fonti: Panorama.it – Youtube

Valentina Arfè

Info su: Valentina Arfè

Nata a Napoli il 14/02/1985. Dottoressa in Scienze della Comunicazione e specializzanda in Comunicazione Pubblica e d'Impresa. Attualmente stagista presso Dubito.it. I miei interessi spaziano tra Musica, Cinema, Fotografia e Marketing. Sogno un giorno di avere un'agenzia di comunicazione. "Comunicare. Mettere in comune. Etimologicamente: condividere responsabilità, doveri, servizi. Un verbo impegnativo, usato con superficialità" (M. Ferrario)

eMail: valentin.arfe@gmail.com


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