Le relazioni a lunga conservazione.
Come vi ho già detto la volta scorsa, non sono brava nelle relazioni a lunga conservazione. Per natura, infatti, tendo ad applicare volentieri una data di scadenza alle cose, alle situazioni e alle persone: vedere la fine mi aiuta sempre a godermi al massimo il “durante”. Se ho tempo, aspetto tempo: sono una procrastinatrice nata, inutile negarlo.
Ad ogni modo, sabato vi dissi che il mio era un problema di fondo. Non amando il latte, infatti, non sono dotata delle informazioni necessarie sulla scrematura che, per sentito dire, prolunga la bevibilità di quella robaccia che prendete a colazione… ma lasciamo perdere queste digressioni pseudo-alimentari e concentriamoci sul nocciolo della questione: cosa serve per far durare una relazione (sia essa sentimentale, sessuale o amichevole)? Crudità o cottura? O forse la pastorizzazione?
Ammetto che questo è un rompicapo che non sono riuscita a risolvere perché, ahimè (o beata me, secondo il mio modesto point of view), nella mia vita niente è durato così tanto da essere categorizzabile come “a lunga conservazione”. Dunque, cosa fa un’aspirante fisica quando non ha i giusti fenomeni da osservare e analizzare? Beh, è ovvio, comincia a studiare quelli degli altri, al fine di formulare deliziose ipotesi da verificare a posteriori.
Vi faccio un breve elenco, un’analisi per punti, sintetica quanto basta per accompagnarvi sotto l’ombrellone, senza distogliere troppo a lungo la vostra attenzione dai pettorali scolpiti di qualche intrigante bagnino.
- Le relazioni amichevoli. Udite udite, è l’unico settore in cui secondo me vale davvero il colpo di fulmine. Forse sapete già come la penso, ma trovare un’amicizia che si rispetti è ancor più difficile della ricerca dell’anima gemella o dell’amante perfetto. Per certe cose basta schioccare le dita – sbattere le ciglia, aprirsi a nuove esperienze – ma quando si tratta di un amico, no, non funziona più così. È la relazione più semplice, in apparenza, perché basta fare quello che faremmo da soli (beh, non tutto, per carità!) insieme ad un’altra persona, passare le ore a telefono e ridere per cose che sembrano insulse al mondo intero. La data di scadenza? Quando uno dei due inizia a pretendere l’esclusiva: l’amicizia non è un contratto, è la prima vera manifestazione della libertà di scelta e di pensiero di un individuo. Tranne per gli Amici di Maria, ma quella è un’altra storia.
- Le relazioni sessuali. Queste, invece, sono le più divertenti. I due elementi, che per comodità statistica chiameremo x e y, partono sempre con le migliori intenzioni: no strings attached, nessun legame, come ci insegnano alcuni film hollywoodiani che hanno analizzato il fenomeno… finché uno dei due si innamora. Ed ecco arrivare la data di scadenza. Per quanto le scintille fossero calde e luccicanti, qualcuno vuole di più… ma chi troppo vuole, nulla stringe e fine dei giochi.
- Le relazioni sentimentali. Quelle che proprio non fanno per me. E sapete perché? Perché vedo troppi esempi negativi, troppe coppie sbagliate, troppi fidanzati che sembrano fratello e sorella e si scambiano le password su Facebook, troppa gelosia morbosa e troppe ali tarpate… in virtù di cosa, poi?! Di una parolina di cinque lettere? In nome dell’amore? C’è un concetto interessante, voglio condividerlo con voi. Come possiamo dire di aver trovato la persona giusta quando non conosciamo nemmeno la milionesima parte degli esseri umani che camminano sulla nostra stessa Terra? Ha due date di scadenza, l’amore. Una è la convinzione, cieca e stupida, che il proprio bene sia legato al bene di qualcun altro; l’altra è l’abitudine, noiosa e irreversibile, di cui molti sono schiavi ma di cui nessuno – nessuno! – ha il coraggio di parlare.














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