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Josefa si è dimessa ma lo stipendio da Senatrice lo prende Idem

on set 3, 13 • by • with Commenti disabilitati su Josefa si è dimessa ma lo stipendio da Senatrice lo prende Idem

Nell’Italia “dove non si dimette mai nessuno” le cose non vanno “come nei paesi normali” nemmeno quando sembra. Il “piccolo” particolare sarà sfuggito a molti. La “Josefa Imu nazionale” si è dimessa da Ministro. Ma per quella carica non percepiva alcun compenso...
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Nell’Italia “dove non si dimette mai nessuno” le cose non vanno “come nei paesi normali” nemmeno quando sembra. Il “piccolo” particolare sarà sfuggito a molti. La “Josefa Imu nazionale” si è dimessa da Ministro. Ma per quella carica non percepiva alcun compenso aggiuntivo. Lo stesso Letta a Maggio, in uno dei premi spot del suo governo, aveva immolato sull’altare della riduzione dei costi della politica i doppi stipendi dei Ministri-Onorevoli. Il corposo stipendio da Senatrice, quindi, la Idem se lo tiene stretto (è ancora in carica al Senato come tutti possono controllare su http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede_v3/Attsen/00029112.htm). I media tradizionali, Tg e giornaloni, invece di soffermarsi sul patetico tentativo di difesa dell’olimpionica (“Non sono una commercialista…”) avrebbero potuto perdere trenta secondi, o tre righe a seconda dei casi,  per spiegare che le dimissioni dell’italo-tedesca sono in realtà furbine e farlocche.

Il Pd con la Idem ancora sul groppone non ci fa una bella figura a esigere l’applicazione della sentenza Mediaset (posizione obbligata visto che l’esecuzione della sanzione almeno nella sua parte detentiva, ma non interdittiva, non richiede alcun voto parlamentare di Epifani e soci) che riguarda Silvio Berlusconi. Per di più la Idem sarà chiamata a votare sulla decadenza del Cavaliere interdetto con all’attivo la stessa macchia del “decadendo”: tasse non pagate. Certo i casi sono diversissimi, le dovute proporzioni più che necessarie. La Idem ha saldato i suoi debiti con il fisco (circa 3000 euro), Berlusconi no. Per non parlare dell’entità del danno arrecato alle casse pubbliche (decine di centinaia di volte più imponente per il leader Pdl: 300 milioni di euro in totale, 7,3 punibili al netto delle prescrizioni). Questo potrebbe però agevolarla nel ruolo di vittima che ha già recitato. Potrà ricorrere a una delle tesi auto assolutorie made in Pdl più gettonate: “Berlusconi è il primo contribuente italiano, cosa sono 7,3 milioni di euro frodati al fisco?”). Nel suo caso sarà facilissimo visto che si tratta “solo” di 3000 euro per giunta anche già risarciti. Oppure, per così poco, non ci metterebbe nulla a chiedere la Grazia, anzi magari una “Grazietta”.

 

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