I MAESTRI MURATORI DI SAN GIOVANNI

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(ARTICOLO DI GAETANO DI MAURO) San Giovanni è il sito più antico di Caivano. In origine comprendeva tutto il lato Nord alle spalle della chiesa di San Pietro ed è lì che nascono le prime abitazioni rurali, ad esso è legato la cadenza dialettale di Caivano antica. I loro abitanti rispetto ad altri rioni sono...
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(ARTICOLO DI GAETANO DI MAURO) San Giovanni è il sito più antico di Caivano. In origine comprendeva tutto il lato Nord alle spalle della chiesa di San Pietro ed è lì che nascono le prime abitazioni rurali, ad esso è legato la cadenza dialettale di Caivano antica.
I loro abitanti rispetto ad altri rioni sono quelli che più sentono l’identità dell’appartenenza.
Anticamente sito di contadini e maestri muratori; questi ultimi, al pari di quelli di Casoria, erano i più bravi e ricercati: noti già ai tempi dei romani, per loro costruirono ville di patrizi a Roma ed a Pompei, quella di Tiberio a Capri, l’anfiteatro di Santa Maria Capua Vetere, secondo solo al Colosseo per grandezza e notorietà.
Verso la metà del Cinquecento i capi masti sostituivano anche la figura del geometra ed erano noti quasi come gli architetti, realizzarono a Napoli chiese e piazze come quella del Gesù, di Santa Chiara, di San Domenico Maggiore, piazza Dante e San Gaetano.
Si ricordano i più bravi come il Zampella, il Laurenza, il Rosano. Il Zampella, maestro delle arcate, un suo diretto discendente nella metà dell’Ottocento fu cappellano del santuario di Campiglione con il nome di Arcangelo.
Il Laurenza, conoscitore di tutti i tipi di basolato, materiale usato all’epoca specialmente nelle grandi piazze, era un instancabile posatore ed esperto in rosoni.
Il Rosano, maestro di facciate, sia gotiche che bizantine, fu abile scalpellino, le cui incisioni sul marmo sono tutt’ora visibili nella chiesa del Carmine a Napoli.
Si racconta che l’architetto Valeriano, autore del progetto della chiesa del Gesù Nuovo, per averlo alle sue dipendenze avesse aspettato due anni per iniziare i lavori.
Mestiere che l’innovazione ed il cemento ha quasi portato via con sè; erano bravi ed instancabili i muratori di San Giovanni e nella maggior parte frequentavano il proprio rione, fino a poco tempo fa venivano apostrofati “e facc stort”; a riguardo ci sono due versioni del perchè.
Una ricorda un agita-popolo che da un palco arringava la folla contro i governanti del tempo e questi o per timore o non convinti lo guardavano di traverso.
La seconda, più veritiera, è che essendo muratori e contadini, e nello specifico meno acculturati, quando uscivano fuori credendo di essere oggetto di derisioni, erano prevenuti e titubanti, perciò spesso ti guardavano sospettosi.
Il luogo diede i natali a Consiglia Ambrosio Del Glaudio, mamma di latte del grande Peppino De Filippo e lui non si dimenticò mai di questa seconda mamma ricordandola spesso nei suoi monologhi.
Il rione acquista notorietà e bellezza nel periodo degli angioini, infatti per dare luce e spazio al castello a Nord di esso vengono abbattute le vecchie abitazioni e creata una strada ampia e diritta: l’attuale via Imbriani, che porta a piazzetta Francesco Russo, in origine denominata largo San Giovanni.
In poco tempo diventa nota per le tragedie che lungo di essa si consumavano quando ogni mese si effettuavano corse di cavalli.
Si partiva da largo San Giovanni e l’arrivo era posizionato all’altezza dell’attuale farmacia Tartaglione; a scadenza qualcuno dei partecipanti, non riuscendo a deviare per largo Angioino, andava ad infrangersi nel muretto che recintava il fosso posto a difesa del castello, dove divertiti e vestiti a festa assistevano i proprietari del tempo (il fossa fu eliminato e ricoperto negli anni Cinquanta, ndr) e quasi sempre si rimaneva ferito o si moriva insieme al cavallo.
Questo rito scellerato ad inizio Settecento venne spostato sul corso Umberto ed anche qui si ricordano tragedie con morti di fantini e cavalli.
Raffaele De Cesare (1845-1918), a cui è intitolata una strada di Caivano nel quartiere Fabbriche Nuove, racconta di un truffaldino che viveva di espedienti; per non farsi riconoscere era un abile trasformista, frequentava il mercato degli animali e dai meno avveduti comprava maiali, pecore e galline, poi chiedeva di essere accompagnato a casa per dare il compenso stabilito, l’ignaro contadino credendo di aver fatto un buon affare lo seguiva fino al vicolo Andirivieni, stradina sconosciuta alla maggior parte dei caivanesi di oggi (collega via Imbriani con via Atellana, ndr).
All’epoca vi si accedeva attraverso un grande portone e fuori di esso faceva aspettare l’ingenuo venditore mentre lui si dileguava per via Atellana e quando i residenti vedevano qualcuno aspettare per tanto tempo era prassi dire “stai aspttan a peppniell a zucculell”.
Nella piazzetta all’angolo con via Atellana si può visitare la cappella votiva dedicata a San Giovanni Battista, per la prima volta l’ho visitata tempo fa accompagnato da Aniello Elietto e Vincenzo Raucci, due persone che insieme ad altri tengono a cuore l’apertura e la pulizia della stessa, facendomi visionare gli affreschi e due targhe in marmo, una di Giacomo Guerrisio (1496-1575), dove sono custodite in una teca le sue ossa, l’altra datata 1695 ed apposta dalla famiglia Dragonetti.
Iniziamo con Giovanni Guerrisio, dottore e giudice spartano, grande spadaccino, difensore dei deboli tanto da sfidare a duello i potenti dell’epoca che si macchiavano di misfatti contro umili e meno abbienti; amico di Michelangelo e di Vittoria Colonna, moglie del marchese Francesco Davalos, ed insieme a loro schierati apertamente contro il clero ritenendo l’inquisizione metodo ingiusto e crudele riservato ai non credenti.
Inoltre, denunciarono ai vertici vaticani la corruzione che a quei tempi regnava tra vescovi e prelati invocando una riforma definitiva che eliminasse quel metodo barbarico ed inopportuno, incoraggiati e sostenuti anche dai preti cappuccini a loro volta aberrati da quelle sevizie e torture inflitte.
L’altra testimonianza centenaria è quella della famiglia Dragonetti, nobili Dell’Aquila, che nel 1695 fecero ristrutturare ed abbellire la cappella per grazia ricevuta; essendo parenti dei Canzano spesso venivano ospitati nel loro palazzo a via Atellana, avevano un figlio malato di tisi, un giorno lo portarono con loro a pregare ed implorarono San Giovanni affinchè restituisse al ragazzo salute e guarigione.
O per caso o per miracolo da quel momento il giovane incomincia a sentirsi meglio e guarisce completamente ed è per questo che fecero ampliare e restaurare l’antica cappella.
San Giovanni Battista è il santo più antico che si ricorda, nato prima della venuta di Cristo, figlio di Zaccaria e di Elisabetta, famiglia sacerdotale.
Già da giovane incomincia la sua missione convertendo e battezzando lungo il fiume Giordano, a lui un giorno si presentò anche Gesù e lui disse “sono io che debbo essere battezzato da te”, Gesù lo guardò negli occhi e lui accettò.
Operò senza indietreggiare a niente e a nessuno, nemmeno davanti al re di Israele e sua moglie Erodiade, la quale non le perdonava che lui aveva osteggiato le sue nozze essendo moglie separata del fratello del sovrano. Un giorno per compensare sua nipote, la quale si era esibita ballando davanti a tutti i cortigiani le disse “chiedimi qualunque cosa e sarai accontentata”, consigliata da sua madre che prese la palla al balzo e le fece chiedere la testa del santo.
Il re, anche se a malincuore, accettò. San Giovanni fu decapitato e la sua testa in un cesto fu portata a Salomè.
Nel salutarvi vi ringrazio anche per i numerosi contatti ricevuti sul sito www.dubito.it promettendo di risentirci a presto con la storia di una strada famosa di Caivano, ovvero “O’ vico e sgarro” .

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