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Sabrina, insegnante romana: le assegnano la cattedra dopo 14 anni, ma ormai è morta.

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ROMA – Avrebbe dovuto firmare a giorni un contratto a tempo indeterminato come maestra di ruolo nella scuola primaria ma Sabrina C., insegnante romana e vincitrice di un concorso indetto dal ministero dell’Istruzione nel 1999, non potrà mai saperlo: è morta nel marzo 2005, a soli 33 anni, per le...
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ROMA – Avrebbe dovuto firmare a giorni un contratto a tempo indeterminato come maestra di ruolo nella scuola primaria ma Sabrina C., insegnante romana e vincitrice di un concorso indetto dal ministero dell’Istruzione nel 1999, non potrà mai saperlo: è morta nel marzo 2005, a soli 33 anni, per le conseguenze di un grave problema cardiaco. “Quando ho visto la raccomandata – racconta N.C, sorella di Sabrina – ho pensato si trattasse di qualche comunicazione dalla Asl. Ma quando ho letto cosa c’era scritto non volevo crederci: Sabrina era passata di ruolo a otto anni dalla morte e sapere quanto fosse importante per lei non ha fatto altro che riaprire una ferita. In un attimo sono tornati i ricordi e, con loro, il dolore della sua scomparsa”.  L’attesa dell’esito del concorso  Sabrina, che era in attesa di passare in graduatoria e stabilizzarsi dopo aver vinto il concorso ben quattordici anni fa, aveva iniziato nel 1995, a 23 anni, a fare supplenze nelle scuole primarie, poi, nel 2003, la decisione di smettere di lavorare: la malattia non le avrebbe consentito di svolgere appieno il suo lavoro e di garantire la sicurezza degli alunni in classe. Ma le convocazioni dalle scuole non erano mai cessate fino al 2005, quando la famiglia ne aveva comunicato il decesso. La scorsa settimana, invece, l’amara sorpresa con la raccomandata da parte del ministero e dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Lazio. «Io e mio fratello -aggiunge N.C.- siamo disoccupati da qualche tempo, sapere che almeno lei si sarebbe finalmente sistemata, soprattutto in un periodo di crisi come questo, sembra un’ulteriore presa in giro. Abbiamo comunque deciso di festeggiarla, sappiamo quanto ne sarebbe stata felice. Sabrina lo meritava davvero».

 

 

(leggo.it)

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