SIRIA: SI COMBATTE ANCORA. 21 MORTI AD IDLIB, 8 SONO BAMBINI.

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      Non è più da considerare una notizia flash. Non è più da considerare una news. Ciò che sta succedendo in Siria, e ciò che stiamo raccontando da diversi mesi a questa parte, sta tristemente diventando una routine che non riesce a vedere la fine. Non ci si può stancare di parlarne, né...
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Non è più da considerare una notizia flash. Non è più da considerare una news. Ciò che sta succedendo in Siria, e ciò che stiamo raccontando da diversi mesi a questa parte, sta tristemente diventando una routine che non riesce a vedere la fine. Non ci si può stancare di parlarne, né tantomeno personalmente mi stancherò di narrare le vicende che stanno accadendo e che continueranno ad accadere in Siria.

A farne le spese stavolta, è stata la suk di Aleppo, considerata patrimonio dell’umanità dall’Unesco (e dalla foto si vede la città in questione in una coltre di fumo, consuetudine da quando è iniziata la rivolta in Siria). Come sempre, gli scontri vedono protagonisti i ribelli, rintanati nel suk, e i soldati posizionati invece all’esterno. Tra l’altro già ieri una parte consistente della suk è stata distrutta dai soldati lealisti, uccidendo ben 235 ribelli (questo stando alle fonti filo-governative siriane), e da sabato sono stati bruciati oltre 500 negozi storici nel centenario mercato siriano. Anche qui troviamo una netta discordanza delle fonti, tra quelli filo governativi e quelli dei ribelli per quanto riguarda il numero delle vittime.
Ma oggi, ad Iblid, in un raid aereo organizzato dal regime di Mr Assad, sono morte 21 persone (nella città di Salqeen), tra cui otto bambini, stando al bilancio diffuso dall’osservatorio siriano per i diritti umani. Nel raid sono stati colpiti più edifici, e che il bilancio delle vittime ancora non è definitivo.
Salqeen è a pochi chilometri di distanza dalla frontiera con la Turchia. Tra l’altro, i comitati locali di coordinamento dell’opposizione affermano che 11 persone sono morte e altre 20 sono rimaste ferite in un attentato ad una moschea di Aleppo colpita da una bomba proprio mentre i fedeli erano riuniti per la preghiera dell’alba. Mentre i ribelli hanno colpito un piccolo contingente di militari uccidendone 18 in un’imboscata ad Homs.

Davanti a questa discordanza di fonti e di notizie, l’Onu che fa? Sta a guardare, e addirittura Ban Ki-Moon, segretario generale Onu, ha chiesto al regime siriano di mostrare compassione per il suo stesso popolo. E tra l’altro Rasmussen ha anche bocciato un intervento militare nella regione, invitando la comunità internazionale al dialogo e alla soluzione politica. La questione delle armi chimiche in mano ad Assad sembra richiamare quella dei tempi di Saddam Hussein. Che siamo vicini all’ennesimo pretesto per un ennesimo intervento da finti giustizieri della pace da parte degli Stati Uniti e dell’occidente tutto?

Nel frattempo in Siria, si muore quotidianamente, e la colpa è anche degli occidentali stessi, che faticano a trovare una minima parvenza di accordo sulla situazione.

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