ANKARA CHIEDE AIUTO ALL'UE: OLTRE CENTOMILA RIFUGIATI SIRIANI IN TURCHIA

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  Egemen Bagis, ministro degli Affari Europei turco, ha chiesto aiuto all’Unione Europea per gestire i più di 100mila rifugiati siriani presenti in territorio turco. L’appello di Bagis ai ventisette: “Non pensate soltanto ai debiti sovrani, ma anche ai rifugiati presenti in Turchia, ed è giunto il momento...
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Egemen Bagis, ministro degli Affari Europei turco, ha chiesto aiuto all’Unione Europea per gestire i più di 100mila rifugiati siriani presenti in territorio turco. L’appello di Bagis ai ventisette: “Non pensate soltanto ai debiti sovrani, ma anche ai rifugiati presenti in Turchia, ed è giunto il momento che l’Europa debba iniziare anche a pensare alla gente che fugge dalla Siria e arriva in Turchia”.
L’ufficio emergenza e disastri del Governo turco ha contato ben oltre 100mila rifugiati (100.363 rifugiati per l’esattezza). E nei paesi confinanti con la Siria, il numero di rifugiati è di ben 349mila persone.

L’Europa deve aiutare la Turchia, va bene. Ma come? Non è stato molto preciso e chiaro il ministro Bagis, ma è facile intuire che per aiutare i profughi o si aprono le porte dei confini europei oppure quelli della borsa. Temi decisamente delicati per il momento che attualmente sta passando l’Europa.

Come se non bastasse, c’è anche il congelamento delle trattative tra Turchia ed Europa, il tutto durante il semestre di presidenza cipriota, a causa della questione che coinvolge da vicino l’isola (dato che come è noto dal 1974 è stata separata in due dopo l’invasione turca). Per di più, Ankara chiede la fine dell’obbligo del visto per i propri cittadini che vogliono recarsi in Europa. E dato che le disgrazie non vengono mai da sole, c’è da sciogliere il nodo dei rapporti tra Grecia e Turchia, a causa del forte numero di clandestini che cercano rifugio in Grecia, paese dell’Unione.
Il capo della diplomazia europea Catherine Ashton si è detta molto preoccupata, temendo anche una reazione a catena della crisi siriana ai paesi vicini. Ed è necessario, ha detto la Ashton, di mantenere il sostegno al lavoro fatto da Lakhdar Brahimi, inviato dell’Onu nella zona.

L’aereo armeno che ieri ha solcato i cieli turchi con a bordo un carico umanitario è stato costretto ad atterrare dalle autorità turche all’aeroporto di Erzerum per un controllo; poi gli è stato dato il permesso di riprendere il viaggio verso la Siria, secondo il giornale turco Hurriyet. Stando alla fonte online del giornale, la visita di controllo dell’aereo sarebbe stata in accordo con le autorità di Yerevan e farebbe seguito ad un precedente controllo di un aereo russo che ha provocato una tensione diplomatica tra Putin ed Erdogan.

L’ennesimo motivo di tensione tra Ue e Turchia, come se non bastasse, è arrivato dalla politica interna turca. Un dirigente del partito Akp del premier nazionalista islamico Erdogan ha “buttato nella spazzatura” il rapporto estremamente critico della situazione dei diritti umani in Turchia (tra l’altro reso noto settimana scorsa dalla Commissione Ue, continua Hurriyet).
Il presidente della Commissione Affari costituzionali del parlamento di Ankara Burhan Kuzu ha affermato di voler “buttare nell’immondizia” il rapporto fatto dalla Commissione Ue. Hurriyet ha poi sottolineato l’importanza del premio Nobel dato all’Ue per il contributo allo sviluppo e alla tutela dei diritti umani, riferendosi alla tutela della minoranza curda.

Effettivamente, la Turchia adesso ha davvero molte gatte da pelare, anche perché, se consideriamo l’atavica rivalità con la Siria non soltanto per il caso dei curdi, ma anche per ragioni geopolitiche e territoriali e soprattutto energetiche, dovremmo aspettarci comunque altre uscite (e forse negative) del paese del Bosforo, anche perché non ci dimentichiamo che la Turchia da tempo cerca di sbarazzarsi definitivamente del regime di Assad e che guarda all’Unione Europea come un possibile alleato per la realizzazione di suddetto obiettivo.
Non c’è tregua per la Siria, nemmeno in politica estera, da cui effettivamente derivano i maggiori problemi a sciogliere il nodo della questione interna.

 

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