BUSTA PIENA DI DROGA CON SOPRA LA SCRITTA “ON. GIANFRANCO MICCICHÉ”

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“In queste settimane – scrive l’Espresso – la procura di Palermo deve decidere se e come chiudere l’indagine su un giro di festini e cocaina nel capoluogo siciliano. Ci sono intercettazioni che potrebbero riguardare parlamentari e personaggi della Palermo bene.” L’istruttoria...
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“In queste settimane – scrive l’Espresso – la procura di Palermo deve decidere se e come chiudere l’indagine su un giro di festini e cocaina nel capoluogo siciliano. Ci sono intercettazioni che potrebbero riguardare parlamentari e personaggi della Palermo bene.”

L’istruttoria è cominciata tre anni fa. Nella rete di spacciatori e consumatori c’è finito anceh Ernesto D’Avola, autista di Micciché, all’epoca sottosegretario alla presidenza del Consiglio e tra i più fidati consiglieri di Silvio Berlusconi.

Si legge su L’Espresso:

“I poliziotti si convincono che D’Avola tenga i rapporti con il pusher tramite un intermediario. E quando sono certi che all’autista è stata passata una consegna, lo bloccano. Nella vettura infatti c’è una busta piena di cocaina, con sopra la scritta “On. Gianfranco Micciché”.

Poi, il colpo di scena: “D’Avola fa retromarcia e dichiara che la droga era per suo uso personale. L’inchiesta a questo punto prende una direzione diversa, quella dei coca-party, ai quali avrebbero partecipato professionisti e imprenditori molto noti in città: in qualche caso sarebbero state presenti anche figure femminili dello show business e parlamentari. Ma nulla che riguardi Micciché, che dopo le dichiarazioni auto-accusatorie del suo chaffeur non è mai stato sentito dagli investigatori.”

L’autista ha quindi ammesso in un primo momento, come riporta l’Espresso, che la busta fosse per Micciché. Poi ha cambiato idea. “Ora la Procura di Palermo deve decidere cosa fare”, conclude il giornalista.

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