CAIVANO. Anche il Pdl in soccorso del sindaco Falco: la presunta opposizione non riesce nemmeno a presentare una mozione di sfiducia

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(ARTICOLO DI FRANCESCO CELIENTO) L’ultimo teatrino della politica caivanese, in ordine di tempo, è andato in scena durante il consiglio comunale convocato mercoledì 16 Gennaio 2013, il primo del nuovo anno. Dalla serie: anno nuovo, roba vecchia. Ad inizio seduta si è discusso, inevitabilmente, della precaria...
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(ARTICOLO DI FRANCESCO CELIENTO) L’ultimo teatrino della politica caivanese, in ordine di tempo, è andato in scena durante il consiglio comunale convocato mercoledì 16 Gennaio 2013, il primo del nuovo anno. Dalla serie: anno nuovo, roba vecchia. Ad inizio seduta si è discusso, inevitabilmente, della precaria situazione politica e l’opposizione, rafforzata, almeno sulla carta, dal gruppo dei dieci dissidenti capitanati dal senatore Russo, non ha perso nemmeno un minuto per rinfacciare al Partito Democratico la poco coerenza perché, nei giorni precedenti, la suprema assemblea della forza politica di Bersani, aveva decretato a larga maggioranza di lasciare il sindaco Falco, in quanto quest’ultimo, con l’inserimento in maggioranza di Nuovo Psi e Pri, sta costituendo una maggioranza diversa da quella propugnata e che vira chiaramente verso destra.

C’è da ricordare che nel famoso manifesto pubblico, uscito circa un anno e mezzo fa, la segreteria Pd aveva giustificato l’entrata in maggioranza anche con l’esigenza di ricomporre il centrosinistra, mentre il primo cittadino Falco adesso sta contattando tutto il centrodestra caivanese per non capitolare (il Pdl di Berlusconi è l’unico partito rimasto fuori giunta solo perché ha deciso di resistere alle avances di Falco e dell’Udc).

I piddini hanno risposto con una provocazione, che ha smascherato chi vuole veramente mandare a casa l’amministrazione e chi no. Il consigliere Arcangelo Della Rocca ha invitato perciò l’opposizione (che sulla carta disponeva di almeno 14 voti) a firmare una mozione di sfiducia contro il primo cittadino (sarebbero bastate 12 firme per presentarla), promettendo che se la minoranza fosse stata unita il suo partito si sarebbe unito alla richiesta. E qui è venuto il bello, la richiesta di sfiducia non è passata perché solo 8 consiglieri di minoranza l’hanno firmata, un flop totale, la metà di quanti sarebbero necessari per staccare la spina. Decisivo il no dell’avvocato Mario De Giorgio, membro del partito di Simone Monopoli, che ha provocato subito il ritiro della firma anche di alcuni esponenti dei Popolari e tutto è naufragato miseramente. La storia si ripete, dunque: il partito di chi non vuole andare a nuove elezioni è sempre quello maggioritario a Caivano, al di là delle casacche che i singoli vestono.

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