CAIVANO, IL CONSIGLIERE DE GIORGIO: “VOLEVO SCIOGLIERE IL CONSIGLIO, MA IL MIO PARTITO DISSE DI NO”

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(ARTICOLO DI FRANCESCO CELIENTO) CAIVANO – Non ci sta ad essere etichettato come l’uomo, da sempre all’opposizione, che alla fine ha salvato il sindaco Falco dal capitolare su una mozione di sfiducia, poi ritirata. Mario De Giorgio (nella foto ndr), avvocato, 38 anni, consigliere del Pdl, spiega a dubito.it...
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(ARTICOLO DI FRANCESCO CELIENTO) CAIVANO – Non ci sta ad essere etichettato come l’uomo, da sempre all’opposizione, che alla fine ha salvato il sindaco Falco dal capitolare su una mozione di sfiducia, poi ritirata. Mario De Giorgio (nella foto ndr), avvocato, 38 anni, consigliere del Pdl, spiega a dubito.it il motivo che l’ha spinto a non firmare l’atto che avrebbe potuto segnare la fine della consiliatura nel consiglio comunale del 16 Gennaio.

“Nella riunione ho spiegato che la richiesta di mozione di sfiducia era inutile perché non sarebbe stata discussa prima di dieci giorni, e poteva passare anche un mese, come da regolamento, lasso di tempo durante il quale qualcuno poteva usarla come arma per alzare il prezzo del suo appoggio all’amministrazione comunale, circostanze deleterie per la città che aspetta risposte concrete – Spiega il legale -. Non volevo in alcun modo favorire il sindaco, infatti sono andato oltre ed ho proposto di firmare quella sera stessa le nostre dimissioni davanti al segretario generale in modo che la mattina successiva il prefetto avrebbe sciolto gli organi elettivi mandando l’amministrazione immediatamente a casa.

Purtroppo la mia idea non è stata avallata per prima dal mio partito, tant’è che poi altri consiglieri non hanno più firmato proprio perché hanno capito ed erano evidentemente d’accordo con la mia proposta. Ricordo che qualche tempo fa il Pdl mi chiese di firmare le dimissioni davanti ad un notaio per raggiungere le sedici adesioni necessarie allo scioglimento (cosa che poi non si verificò, ndr), e lo feci senza battere ciglio”.

De Giorgio riserva anche una stoccata ai leader del suo partito, presumiamo si rivolga al consigliere provinciale Simone Monopoli e al coordinatore locale Peppino Celiento. “Nel Pdl le decisioni non si prendono democraticamente, ma decidono una o al massimo due persone…”. Insomma, tira aria di rottura all’interno del maggior partito di opposizione.

 

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