RenziLetta

Fatta la staffetta trovato l’inganno

on feb 13, 14 • by • with Commenti disabilitati su Fatta la staffetta trovato l’inganno

E così Renzi, dopo aver bollato come “vecchia politica” termini come “rimpasto” e “staffetta”, ha già il testimone in mano ed è pronto a scattare. Fatta la staffetta trovato l’inganno. Ci eravamo persuasi che, sempre “per il bene del Paese”, un noto pregiudicato...
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RenziLettaE così Renzi, dopo aver bollato come “vecchia politica” termini come “rimpasto” e “staffetta”, ha già il testimone in mano ed è pronto a scattare. Fatta la staffetta trovato l’inganno. Ci eravamo persuasi che, sempre “per il bene del Paese”, un noto pregiudicato per evasione fiscale e un condannato in primo grado per danno erariale potessero fare la legge elettorale in una stanza segreta e, da extraparlamentari, imporla al Parlamento, senza però nessuna possibilità di modifica. Altrimenti si sa, salterebbe “la straordinaria ed epocale riforma elettorale che attendiamo da decenni”. Il discorso ovviamente si espande a macchia d’olio anche alle altre riforme: decidono tutto Renzi e Berlusconi in gran segreto e guai a chi prova a dire la sua, in altre parole a fare il parlamentare,  “sennò salta tutto”.

Bene. Ma c’è un “ma”: ma se decidono tutto Renzi e Berlusconi (meglio ripeterlo “per il bene del paese”) allora a cosa serve cambiare Premier e Governo?. Ed è qui che casca l’asino. Non potremmo tenerci il buon Letta nipote e lasciare che, con Parlamento al seguito, ratifichi ciò che l’allegra coppia decide? . E’ qui che la staffetta assume contorni inquietanti. Si fa un bel rimpasto di poltrone (Premier, Ministri, Viceministri e Sottosegretari) ma la maggioranza e soprattutto “le cose da fare” rimangono le stesse. Sembra di essere tornati di slancio alla Prima Repubblica quando appena il nuovo rampollo vinceva il congresso subito bussava alla porta del governo: “Rimpasto, adesso comandiamo noi, adesso siamo noi i più forti, 70 a noi 30 a voi, anzi 80″.

A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca. A confermare questa analisi c’è l’analoga provenienza di Enrico e Matteo. Letta è stato “Presidente dei Giovani democristiani europei tra il 1991 e il 1995″,  poi Popolare, poi Margherita. Nel 2005 parlava così di uno come Andreotti: “Da bambino inizia la mia venerazione nei confronti di una personalità e di un’icona come Andreotti. Era una presenza talmente importante e venerata che per me Andreotti neppure andava chiamato presidente o senatore, ma era la presenza. E’ un modello”. Stessa trafila per Renzi: figlio di consigliere comunale Dc di Rignao sull’Arno, prima Popolare e poi Margherita. Non è difficile su google imbattersi in foto dell’oggi rottamatore con Andreotti o De Mita. Appunto di De Mita ne parlava così quando qualche anno fa era Presidente della Provincia di Firenze: “Stamattina ho preso una lezione di cui sono grato al presidente De Mita. Io sono orgoglioso di essere popolare, sono orgoglioso che il Pd abbia una radice popolare

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