FIORITO, BLITZ DELLA FINANZA NELLA REGIONE LAZIO

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Acquisizione di documenti sono in corso presso la sede del consiglio Regionale del Lazio. Il Nucleo speciale di poliziavalutaria della Guardia di Finanza, su mandato della Procura di Roma, sta cercando documentazioni in relazione all’inchiesta sulla gestione dei fondi del Pdl che vede indagato per peculato...
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Acquisizione di documenti sono in corso presso la sede del consiglio Regionale del Lazio. Il Nucleo speciale di poliziavalutaria della Guardia di Finanza, su mandato della Procura di Roma, sta cercando documentazioni in relazione all’inchiesta sulla gestione dei fondi del Pdl che vede indagato per peculato l’ex capogruppo Franco Fiorito. A quanto riferito, i finanzieri si trovano negli uffici dell’ex capogruppo. Intanto Fiorito si è autosospeso dal partito.

Un vertice fiume di 12 ore ma nessuna decisione sul «caso Fiorito». La situazione di stallo non si è sbloccata neanche quando la presidente Polverini, poco prima delle 9 di sera, è uscita da via dell’Umiltà con il volto scuro e l’aria di chi avrebbe tanto voluto sbattere la porta: «Occorre fare al più presto pulizia, sono pronta a rompere»

Sulle sanzioni sul caso «spese folli» deciderà Alfano, «ferma restando – viene spiegato – l’assoluta volontà di perseguire chiunque abbia leso l’interesse generale delle istituzioni e del partito».

Fiorito e l’incubo dei vertici del Pdl. Chi lo sussurra e chi lo proclama. L’incubo nel Pdl è uno: che lo scandalo laziale con lo scontro a colpi di dossier tra il l’ex capogruppo regionale Fiorito e il suo successore Battistoni si gonfi e sfugga di mano. Così succede che la Summer school di Frascati, ideata per lanciare «Il manifesto per il bene comune della Nazione» diventa un catino di preoccupazione.

Ostriche alle cene e mega regali. Raccontano che Vincenzo Piso, coordinatore laziale del Pdl, leggendolo sia sbiancato. Che abbia addirittura tirato un calcio a una porta per sfogare la rabbia, «faccio politica da 40 anni ma una roba così mi fa senso».Tra le mani aveva il «contro-dossier», il malloppo di carte e fatture che qualche attimo prima Franco Fiorito aveva consegnato al partito per incastrare il suo principale accusatore, nonché suo successore: Francesco Battistoni. Una vendetta consumata a caldo e al tempo stesso un abbraccio suicida visto che la procura di Roma poche ore prima lo aveva indagato per peculato.

 

(ilmessaggero.it)

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