LOMBARDIA, LA RESA DEI CONTI TRA LA LEGA E FORMIGONI. "SE CADO IO GIÙ ANCHE VENETO E PIEMONTE".

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“Se cado io cadono anche Piemonte e Veneto”. Queste le parole più significative proferite da Formigoni nello spazio di Belpietro a Mattino 5. Dopo l’arresto dell’assessore Domenico Zambetti, accusato di voto di scambio con la ‘ndrangheta, sulla poltrona del governatore della Lombardia Roberto Formigoni si...
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“Se cado io cadono anche Piemonte e Veneto”. Queste le parole più significative proferite da Formigoni nello spazio di Belpietro a Mattino 5. Dopo l’arresto dell’assessore Domenico Zambetti, accusato di voto di scambio con la ‘ndrangheta, sulla poltrona del governatore della Lombardia Roberto Formigoni si apre un duro braccio di ferro che sembrerebbe portare dritto a elezioni anticipate. Il governatore della Lombardia è asserragliato da inviti alle dimissioni prevalentemente per gli scandali che attanagliano la sanità lombarda, che vedono lo stesso Formigoni indagato per corruzione per il caso Maugeri. Il ciellino guida un’amministrazione che negli ultimi anni ha visto molti esponenti di spicco finire nei guai con la giustizia. Questa volta la crisi sembra irreversibile visto che la Lega Nord, partito determinante che compone la maggioranza, ha fatto sapere di non essere più dosposta a fare “da stampella” al numero uno del Pirellone. “Io e Maroni – ha spiegato Salvini lasciando la sede della Regione dopo la riunione – incontriamo Formigoni con in tasca le dimissioni dei nostri. Lasciamo a Formigoni la scelta se fare un passo a lato o indietro, ci ragioni su stanotte, la Lega è determinata ad andare avanti”. Riferendo le richieste del Carroccio, Salvini ha detto di aspettarsi “quantomeno l’azzeramento della giunta, il dimezzamento degli eventuali nuovi assessori ed eventualmente un nuovo presidente della Giunta”, che traghetti verso le elezioni anticipate. Perché, ha concluso il segretario della Lega Lombarda, “siamo consci del fatto che prima di aprile si andrà a votare”.
Se questo scenario dovesse tramutarsi in realtà diventerebbe impossibile arrivare fino al 2015. Matteo Salvini sull’infiltrazione della ndrangheta non usa mezze misure: “Noi con la ‘ndrangheta non c’entriamo un cazzo. La Regione Lombardia non arriverà a fine mandato. Una Regione che numeri alla mano rivendichiamo essere la meglio amministrata in Italia. Però un conto è la buona amministrazione, un conto è l’infiltrazione criminale che ha portato qualcuno ad essere eletto in Consiglio regionale”.
Il presidente Formigoni prima della riunione appariva ancora spavaldo e determinato a restare in poltrona, (“Le accuse sono per Zambetti, non per me”), dopo la presa di posizione di Salvini, il governatore ha posposto la decisione ma ha posto in essere un “ricatto politico”: “Mi sono sentito con il presidente Berlusconi e con il segretario Alfano, che hanno confermato la linea del Pdl: se cade la Lombardia, un secondo dopo cadono Veneto e Piemonte”. Nella notte, poi, è arrivata la decisione di ritirare le deleghe agli assessori leghisti. La mossa, a mò di scacchista, è stata fatta per far “intendere” alla Lega che stavolta il margine di manovra è risicato. La prova che Lega e PdL sono ai ferri corti è arrivata stamane durante “La Telefonata” di Belpietro: “I leghisti devono decidere – ha asserito Formigoni a Mattino 5 – fanno parte di questa alleanza che è nata tre anni fa contemporaneamente in Lombardia, in Veneto e in Piemonte o se ne sfilano? Se si sono sfilati si mettono in una posizione esterna e sarà Formigoni con il Pdl a decidere il da farsi, andremo ad elezioni con una Giunta guidata da Formigoni e assessori completamente nuovi e ovviamente tutto ciò avrà conseguenze anche in Veneto e Piemonte, perché le tre Giunte sono figlie dello stesso accordo politico. Non è un ricatto o una ripicca – ha aggiunto – nel 2010 Lega e Pdl decisero di presentarsi in alleanza alle elezioni regionali designando due leghisti alla presidenza di Veneto e Piemonte e un pidiellino alla Regione Lombardia. Il patto è uno solo, se qualcuno lo rompe da una parte lo rompe dappertutto. Spetta a loro decidere se vogliono far cadere le tre giunte oppure se vogliono continuare a discutere inseime su quello che si più opportuno fare. Se invece la Lega intende continuare a condividere questo patto politico decideremo insieme il da farsi e anche in questo caso e anche in questo caso la mia volontà è molto netta: o Giunta nuova o si va ad elezioni”. La risposta del carroccio non si è fatta attendere: “Fossi Formigoni – ha scritto su Facebook Matteo Salvini – mi occuperei solo della nostra Lombardia, penso che Veneto e Piemonte possono e vogliono gestirsi da soli, senza ‘padrini’”. Poi il segretario lombardo della Lega ha ribadito e rafforzato la sua posizione: ”Si azzeri tutto e si riparta, con pochi uomini e pochi progetti concreti fino a elezioni”. I consiglieri regionali di Pd, Idv e Sel sono “pronti a rassegnare le dimissioni” e invitano i consiglieri regionali della Lega Nord a fare un passo indietro per far cadere il Consiglio regionale e tornare al voto. Per far cadere il Consiglio regionale sarebbero necessarie le dimissioni di 41 consiglieri. L’opposizione da sola arriverebbe a 31 consiglieri, nel caso in cui decidessero di dimettersi insieme a Pd, Idv e Sel anche gli esponenti dell’Udc, dei Pensionati e Filippo Penati (gruppo misto).

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