Obama-Romney, sfida tv: è battaglia sull'economia

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“Non sono perfetto, ma vi prometto che continuerò a lottare per la classe media”, “e che tutti avranno le stesse opportunità, che per tutti varranno le stesse regole”: Barack Obama chiude il primo dibattito tv col rivale Mitt Romney con un bagno di umiltà, di realismo, ammettendo come ci sia...
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“Non sono perfetto, ma vi prometto che continuerò a lottare per la classe media”, “e che tutti avranno le stesse opportunità, che per tutti varranno le stesse regole”: Barack Obama chiude il primo dibattito tv col rivale Mitt Romney con un bagno di umiltà, di realismo, ammettendo come ci sia ancora molto da fare per tirar fuori l’America dalla palude della crisi. Il candidato repubblicano alla Casa Bianca, però, appare più sicuro di sé, a tratti spavaldo, e pronuncia la sua promessa agli almeno 60 milioni di telespettatori inchiodati davanti allo schermo: “Dopo quattro anni di Obama l’America è più debole”, “e io la farò ripartire”.

Se da questo primo duello si attendevano scintille, si rimane un po’ delusi. All’Università di Denver, Colorado, i due candidati per 90 minuti – in prima fila le moglie Michelle e Ann – si sono dati battaglia sull’econonomia, sul debito, sul fisco, sulla riforma sanitaria, sul governo. Ma non ci sono stati picchi, e non ci sono frasi memorabili da ricordare. Il dato di fatto è che Romney è apparso molto più battagliero e puntuale del solito nell’attaccare il presidente in carica, dando di sé un’immagine molto lontana da quella poco carismatica e di gaffeur a cui aveva abituato soprattutto nelle ultime settimane, quando è crollato in tutti i sondaggi. E Obama è stato visibilmente costretto alla difensiva, non riuscendo a tirar fuori quella grinta e quella verve che lo hanno sempre caratterizzato.

In America serve promuovere ”un nuovo patriottismo concentrato sulla classe media” ha detto il presidente americano, aprendo il dibattito. Voglio fare ripartire l’America, ha detto Romney, riproponendo il suo piano in 5 punti: indipendenza energetica, raddoppio scambi commerciali, linea dura con Cina, bilancio in equilibrio, appoggio a pmi.

Ma è sul deficit il primo vero affondo di Romney nel corso del dibattito col presidente americano, Barack Obama: ”Il presidente afferma che vuole ridurre il deficit, ma intanto lo ha raddoppiato. Ha creato tanto indebitamento quasi come tutti gli altri presidenti messi insieme”.

Pronta la replica di Obama: ”Ho ereditato un debito eccessivo, ma abbiamo fatto tanto e so che dobbiamo fare ancora di piu’. E per questo ho un piano di riduzione”.

Basta agevolazioni alle imprese che si arricchiscono sulle spalle dei cittadini americani, come quelle energetiche che ”raddoppiano i profitti quando si fa il pieno di benzina”. E basta sgravi a quelle che delocalizzano all’estero, ha detto Obama.

Obama ha quindi accusato Romney di voler frenare la riforma di Wall Street. ”La crisi e’ dovuta in parte a Wall Street”, ha affermato Obama, ribadendo la necessita’ di eliminare tutti i comportamenti a rischio. Ha quindi rivendicato l’aiuto alle banche ”ripagato con gli interessi”. ”Servono piu’ regole – ha replicato Romney – ma sono contro al fatto che cinque banche sono troppo grandi per fallire. Bisogna pensare anche alle piccole banche”.

”Basta con l’approccio verticistico, col governo che dalla mattina alla sera ci dice quello che dobbiamo fare e quello che non dobbiamo. Questa non e’ la strada giusta. Dobbiamo cambiare strada”, ha detto Romney.

Se si abolira’ l’Obamacare, ”saremo alla merce’ delle assicurazioni”: cosi’ Obama ha difeso la sua riforma sanitaria che il candidato repubblicano ha ribadito di voler cancellare. ”Voglio un approccio privato dove sono io che scelgo l’assicurazione e non c’e’ qualcuno che me la impone”, ha detto Romney.

”Quello che propongo per i prossimi quattro anni e’ assicurare che gli americani siano incanalati verso il futuro. E tutti avranno le stesse opportunita’, e le regole saranmno uguali per tutti”: cosi’ Obama ha concluso il dibattito.

”Con Obama in carica altri 4 anni l’America sara’ piu’ debole”: cosi’ Romney, nel suo appello finale al voto. ”In gioco c’e’ il corso dell’America: con Obama – ha aggiunto – avremo una disoccupazione cronica ai danni della classe media”

PRIMO DIBATTITO NELL’ERA DEL FACT CHECKING – Nel primo dibattito dell’era del fact-checking, la verifica delle notizie attraverso i social network, i principali media americani hanno attrezzato vere e proprie ‘war room': New York Times, Washington Post e altri media americani hanno mobilitato reporter ed esperti per arginare i tentativi dei rivali Barack Obama e Mitt Romney di disinformare gli elettori.

L’idea – ha annunciato il ‘public editor’ del New York Times Margaret Sullivan – è di controllare aggressivamente i fatti, scremarli e fornire al pubblico i risultati in diretta sul web. Il lavoro della task force – circa 20 persone – al New York Times confluirà sul giornale a stampa di domani come parte dell’attenzione riservata al dibattito.

Come strumento per rendere i politici responsabili delle loro affermazioni, il fact-checking è un fenomeno relativamente nuovo nella politica americana, frutto della crescita esponenziale della comunicazione via blog e Twitter e da decenni di frustrazione per le convenzioni del giornalismo politico. In passato, ad esempio nella marcia di avvicinamento all’invasione dell’Iran del 2003, troppo spesso i media americani si sono bevuti senza batter ciglio le affermazioni di leader politici.

“Al Times i fatti sono sempre controllati automaticamente – spiega la Sullivan oggi sul sito online del giornale – ma il fenomeno ha preso negli ultimi tempi una nuova urgenza. Il pubblico chiede ai media di fare di più per arrivare alla verità. Ha ragione e noi gli veniamo incontro”. Da parte dei media è uno sforzo interessato. Il controllo aggressivo dei fatti è premiato al box office del web: il portavoce dell’Ap Paul Colford ha detto a Poynters Online (un sito specializzato in media) che, sulla lista di popolarità delle news, i pezzi di fact-checking dell’agenzia spesso battono come numero di click le storie di primo piano di cui dovrebbero essere l’appoggio.

ansa.it

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