Partito parrocchia. Non è ora di dubitare ?

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Sezione, Iscrizione, tessera, donazione, direttivo, segretario, assemblea degli iscritti, giornale di partito, banchetto, manifesto, manifestazione, corteo. Chi non ha mai sentito da suo padre, anzi da suo nonno, queste parole ? Quante volte ci hanno mostrato con orgoglio una tessera che porta nomi altisonanti,...
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Sezione, Iscrizione, tessera, donazione, direttivo, segretario, assemblea degli iscritti, giornale di partito, banchetto, manifesto, manifestazione, corteo. Chi non ha mai sentito da suo padre, anzi da suo nonno, queste parole ? Quante volte ci hanno mostrato con orgoglio una tessera che porta nomi altisonanti, d’altri tempi, come De Gasperi, Togliatti, Moro e Berlinguer. Firme appena visibili sotto grossi simboloni come lo scudo o la falce e il martello. Stemmi e nomi che indubbiamente hanno fatto la storia dell’Italia Repubblicana. Partiti  dinosauro che hanno materialmente costruito la nostra prima età democratica declinando a livello nazionale quello scontro politico-culturale che ha caratterizzato cinquanta anni di vita del pianeta. Era l’età delle sicurezze ideologiche sia da una parte che dall’altra del muro. O stavi di qua o di la, o con il padrone o con il lavoratore.  La contrapposizione di idee e valori, quel nesso amico-nemico di cui parla il grande Carl Smith, era molto semplice e il partito parrocchia te la spiegava prendendoti per mano, come faceva il papà che portava per la prima volta il figlio in sezione. Infondo era giusto così se si considerano le grosse sacche di analfabetismo della prima Italia repubblicana. Il partito non ti chiedeva solo il voto, ti faceva partecipare, ti coinvolgeva dalla culla alla tomba nelle sue attività. In altre parole ti insegnava che cosa fosse la politica, coniugando ovviamente la storiella alla visione dell’uomo, del mondo e della storia che sosteneva. Una volta che si entrava nella setta il partito aveva sempre ragione e a mentire erano sempre gli altri. L’importante era continuare ad andare avanti e a sventolare la stessa bandiera.

E’ successo però che il mondo è cambiato e come al solito noi italiani siamo sempre tra gli ultimi ad accorgercene. La società è cambiata. Non c’è più solo il datore di lavoro e il lavoratore, si è imposto prepotentemente il mondo delle professioni, dei servizi, del turismo, della comunicazioni e degli spettacoli. Insomma per risolvere certe nuove faccende che ci propone la modernità non c’è più bisogno esclusivamente di chiarire se si sta da una parte o dall’altra, se uno se la suona in un modo o nell’altro.

Non è forse il caso, oggi 2012, di perseguire un pensiero nuovo, indipendente, finalmente libero dai mostri del passato. “Il sonno della ragione genera mostri” e il nostro, anzi quello dei nostri padri e nonni, ha prodotto il terrorismo nero, le brigate rosse e la strategia della tensione. Non si può certo cancellare mezzo secolo di storia rottamando tutte le ideologie ma sicuramente si può e si deve parlare di innovazione e tecnologia a sostegno di un vero progresso, di civiltà, di equità e di diritti. Di libertà dalla scellerata ignoranza, sarebbe pure ora, di ogni visione dogmatica.

Le ganasce che frenano tale evoluzione sono montate dalla malafede di una classe politica incapace, corrotta e soprattutto già fuori dalla storia. Una classe politica interessata esclusivamente alla salvaguardia della propria posizione di privilegio perseguita con le armi della menzogna e di un sistema dell’informazione “connivente”. Un tappo di potere che con un’inaccettabile malafede non lascia scorrere e andare avanti la storia. Rifiuta ogni dubbio o critica scandendo strumentalmente e ipocritamente ancora slogan e miti del passato. Insomma, una dialettica politica mai impostata sulle idee ma sempre sui personalismi esasperati, sulle lottizzazioni e sulle contrattazioni di palazzo. Su una serie di pratiche, in pieno terzo millennio, ancora profondamente allergiche alla democrazia e al fondamento della sovranità popolare. Nell’Italia di oggi si fa fatica anche a parlare di primarie.  Soprattutto se sono indette in deroga al coranico statuto di quello che i sondaggi danno come primo partito nazionale. Uno statuto che ancora recita “il segretario è il candidato presidente in caso di elezioni”. E poco importa se in queste primarie si continua a giocare sporco con sgambetti fratricidi, minacce ed epurazioni di massa da parte dell’ammuffito gruppo dirigente
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