TANGENTI. SUL CASO SERRAVALLE SPUNTA IL NOME DI MASSIMO D’ALEMA

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Spunta anche il nome di Massimo D’Alema nel verbale sul caso Serravalle. Nel carcere di Monza, il 4 febbraio, a fare il suo nome è stato il 67enne Renato Sarno, cioè l’architetto già incriminato dai pm monzesi come “collettore di tangenti e uomo di fiducia di Penati nella gestione di...
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Spunta anche il nome di Massimo D’Alema nel verbale sul caso Serravalle. Nel carcere di Monza, il 4 febbraio, a fare il suo nome è stato il 67enne Renato Sarno, cioè l’architetto già incriminato dai pm monzesi come “collettore di tangenti e uomo di fiducia di Penati nella gestione di Milano-Serravalle”.

L’articolo del Corriere della Sera a firma di Luigi Ferrarella e Giuseppe Guastella racconta che quando la Provincia di Milano, presieduta dal Ds Filippo Penati, comprò nel 2005 dal costruttore Marcellino Gavio un pacchetto d’azioni della società autostradale Milano-Serravalle, “le esatte parole di Penati furono: “Io ho dovuto comprare le azioni di Gavio. Non pensavo di spendere una cifra così consistente, ma non potevo sottrarmi perché l’acquisto mi venne imposto dai vertici del partito nella persona di Massimo D’Alema”.

Si legge sul Corriere

Sarno asserisce dunque che fu Penati a indicare nell’allora presidente dei Ds, ex premier e poi ministro degli Esteri, colui che lo aveva politicamente spinto a un’operazione finanziaria controversa già da quel 29 luglio 2005: da quando cioè la Provincia di Milano con Penati comprò dal gruppo Gavio il 15% della Milano-Serravalle al prezzo di 8,9 euro per ciascuna di quelle azioni che Gavio aveva acquistato in precedenza a 2,9 euro. Gavio incassò 238 milioni, temporalmente in coincidenza con l’appoggio finanziario (50 milioni) fornito poi da Gavio alla «scalata» che l’Unipol di Giovanni Consorte (compagnia assicurativa nell’orbita della sinistra) stava dando alla Bnl prima di essere fermata per aggiotaggio dai pm milanesi.

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