TRAVAGLIO AVVERTE: “ADESSO SI AVVICINANO I FORCONI”

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L’editoriale di oggi di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano. Sono 15 anni che i dirigenti del centrosinistra (sempre gli stessi), fan di tutto per costringere i loro elettori (sempre meno numerosi) a inseguirli con i forconi. Per loro fortuna hanno elettori molto pazienti e tolleranti, roba che al confronto...
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L’editoriale di oggi di Marco Travaglio sul Fatto Quotidiano.

Sono 15 anni che i dirigenti del centrosinistra (sempre gli stessi), fan di tutto per costringere i loro elettori (sempre meno numerosi) a inseguirli con i forconi. Per loro fortuna hanno elettori molto pazienti e tolleranti, roba che al confronto Giobbe era un nevrastenico. E, almeno finora, hanno salvato la ghirba. Adesso però i forconi si avvicinano, se è vero (ma forse è uno scherzo) che i candidati del Pd al Colle sono quelli che si leggono sui giornali: Amato, Finocchiaro e Marini (ma solo perché Oetzi s’è detto indisponibile, e pare perfino che sia morto).

Amato si ritirò dalla politica la prima volta vent’anni fa, aprile ’93, quando cadde il suo primo governo pieno di ministri inquisiti: “Per cambiare dobbiamo trovare nuovi politici. Per questo, confermo che ho deciso di lasciare la politica, dopo questa esperienza da primo ministro. Solo i mandarini vogliono restare sempre e io sono in Parlamento ormai da dieci anni”. Infatti nel ’94 divenne presidente dell’Antitrust grazie a B., ancora riconoscente per il suo decreto salva-Fininvest dell’84 contro i pretori cattivi. Infatti, in tre anni di Antitrust, Amato non si avvide mai del trust berlusconiano in fatto di tv e pubblicità. Nel ’97 annunciò il suo secondo ritiro dalla politica: “Torno all’insegnamento a tempo pieno, non potrò avere altri incarichi”. Tantopiù che aveva maturato una pensioncina di 31 mila euro al mese. Meno di un anno dopo, rieccolo al governo: ministro delle Riforme con D’Alema. Talmente bravo che nel ’99 B. voleva lui o la Bonino al Quirinale, poi ripiegò su Ciampi. Che fu rimpiazzato, al Tesoro, proprio da Amato. Nel 2000 cadde anche D’Alema e Amato mise le mani avanti: “Io al posto di D’Alema? Per me il problema non esiste”. Infatti subito dopo tornò a Palazzo Chigi al posto di D’Alema. Anche perché intanto era morto Craxi e il fax di Hammamet, che da anni vomitava dispacci sul ruolo di Amato nel sistema finanziario del Psi, si era provvidenzialmente spento.

Così, di ritiro in ritiro, Amato ha messo insieme una collezione di poltrone che nemmeno Divani & Divani: quattro volte deputato, due volte premier, due volte ministro del Tesoro, e poi ministro dell’Interno, presidente Antitrust, vicepresidente della Convenzione europea, presidente della Treccani, della Scuola superiore Sant’Anna di Pisa e del Comitato dei garanti per i 150 anni dell’Unità d’Italia, consulente di Deutsche Bank, consigliere di Monti per i tagli ai costi della politica (mai fatti, of co u rs e ). Infatti ha scritto a Repubblica : “Non faccio parte della casta”. Ora B. lo rivuole sul Colle, il che è comprensibile. Molto meno comprensibile che, a indicarlo, sia il Pd. Se non, appunto, nell’àmbito del geniale Progetto Forconi. Che aiuta a spiegare anche la scelta della

Finocchiaro. Ieri, replicando al “miserabile Renzi”, la Ségolène de noantri ha dichiarato restando seria: “Non mi sono mai candidata a nulla”. Si vede che la candidano gli altri a sua insaputa. Parlamentare da otto legislature, ministro delle Pari opportunità, presidente della commissione Giustizia, capogruppo, candidata a governatore di Sicilia e ovviamente trombata, celebre per il bacio a Schifani neopresidente del Senato, ma anche per il sì al Ponte sullo Stretto e all’immunità parlamentare. Se l’inciucio e la casta avessero una faccia, la sua sarebbe perfetta.

Notoriamente schiva e modesta, nel ’96 dichiara di avere “tutti i titoli per essere ministro della Giustizia”. Un’altra volta le sentono dire: “Un uomo, col mio curriculum, l’avrebbero già fatto presidente della Repubblica”. Al Quirinale sarebbe la prima donna ma soprattutto la prima consorte di un imputato: il marito Melchiorre Fidelbo è da oggi alla sbarra a Catania per truffa alla Regione, avendo ottenuto un appalto senza gara. Figurarsi la serenità dei giudici se la sua signora diventasse capo del Csm. Signori del Pd, ma siete diventati matti?

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