UNIONE EUROPEA SEMPRE PIÙ DIVISA POLITICAMENTE: LA QUESTIONE DELLA VIGILANZA BANCARIA

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  Per il vertice dei 27 previsto tra oggi e domani a Bruxelles, il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy si è dato due scadenze importanti. Innanzitutto chiarire al più presto alcuni obiettivi chiave della riforma della zona euro (e quindi cercare consensi da tutti), ma soprattutto ridare slancio...
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Per il vertice dei 27 previsto tra oggi e domani a Bruxelles, il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy si è dato due scadenze importanti. Innanzitutto chiarire al più presto alcuni obiettivi chiave della riforma della zona euro (e quindi cercare consensi da tutti), ma soprattutto ridare slancio politico alla riforma di centralizzazione della vigilanza bancaria presso la BCE. Tuttavia i timori sono forti, e il rischio è di assistere non solo ad un aspro confronto fra i paesi della zona euro ma anche tra tutti i 27 stati membri.

L’accelerazione sulla via dell’integrazione politica è stata una conseguenza diretta dell’insorgere e dell’intensificarsi della crisi dei debiti sovrani che da anni attanaglia non soltanto l’UE, ma il mondo intero. Le riforme ci sono, le idee pure, ma il percorso è irto di ostacoli, e stiamo parlando soprattutto delle divergenze fra i 17 della zona euro e dei 27 tutti. Le riforme che ha messo sul tavolo Van Rompuy, sentiti anche i governi nazionali, sono un altro motivo di scontro e di tensioni, soprattutto per far conciliare il rafforzamento dell’unione monetaria (inutile senza un’integrazione e un’unione politica forte, ndr) e la voglia di mantenere a tutti i costi un mercato unico, obiettivi fondamentali se si vuole andare avanti in questo senso.

Un responsabile europeo proprio ieri sera spiegava di quanto fosse difficile trovare un accordo sui vertici europei in cui non c’era nulla su cui decidere, dato che sono le occasioni in cui si discute più animatamente e su cui i paesi si arroccano su posizioni sempre più estremiste.
Per quanto riguarda il settore bancario, questa due giorni sarà importante per Van Rompuy, il quale cercherà di invitare i governi nazionali ad accelerare i negoziati e dare il via a riforme significative, cercando di trovare un accordo sui punti più controversi. Non solo bisogna determinare la fine del processo legislativo entro fine anno, ma bisogna anche decidere la data di entrata in vigore delle modalità di ricapitalizzazione bancarie tramite il fondo European Stability Mechanism (Esm), le modalità di voto alla BCE e alla European Banking Authority (Eba, Autorità Bancaria Europea).
Proprio ieri sera il Financial Times pubblicava il rapporto del Legal Department del Consiglio Europeo, secondo il quale un eventuale progetto di riforma bancaria prevedeva una modifica dei trattati. Il problema sono i paesi fuori zona euro, desiderosi di essere vigilati dall’autorità bancaria centrale dell’UE, ai quali si deve permettere di avere un diritto di voto nel futuro consiglio di sorveglianza (anche perché, allo stato attuale, tale potere spetterebbe soltanto ai 17 della zona euro).

È prassi consolidata che ogni qual volta l’UE si appresta a prendere grandi decisioni da questo punto di vista, sorgono dei dubbi dal punto di vista giuridico, soprattutto quando parliamo di riforme così importanti. Dal canto loro, i paesi extra zona euro non intendono sottostare alle decisioni dei 17 zona euro nell’Eba, responsabile della regolamentazione del mercato unico dei 27.
Rebus sic stantibus, i paesi extra euro, tra cui la Repubblica Ceca, verrà messo subito il veto su suddette decisioni. È normale. Non va dimenticato che il 95% del mercato bancario della Repubblica Ceca è controllato da società straniere, e che se mai si dovesse accettare un accordo del genere, automaticamente si accetterebbe anche garanzie in solido dei depositi senza alcun controllo sulle banche, né direttamente né indirettamente. Stesso messaggio dalla City di Londra.

Sulla questione del bilancio della zona euro, ci sono posizioni alquanto divergenti. Prendete l’Olanda, l’unico paese che ha bocciato in via perentoria l’accordo. Ma comunque quasi tutti i paesi membri sono preoccupati dal rapporto con un eventuale bilancio comunitario; per la Germania, tale idea rappresenterebbe un rafforzamento del controllo reciproco tra i paesi sulle riforme economiche, in cambio di una maggiore solidarietà. L’obiettivo numero uno della Merkel, ora come ora, è rassicurare non soltanto i paesi membri dell’UE, ma soprattutto anche l’opinione pubblica tedesca. Ieri da Berlino, un funzionario della Merkel ha spiegato che il Fiscal Compact è soltanto un primo passo, e che si intende andare ancora avanti.

Tra l’altro, anche l’idea di rafforzare la Commissione con un super commissario non convince quasi nessuno. O meglio, quasi nessuno tra i 17. Hollande ha ieri dichiarato a Le Monde che va bene vigilare, va bene sorvegliare. Ma l’unione di bilancio va completata con una “mutualizzazione parziale dei debiti tramite gli eurobond”.
La paura in questi due giorni di meeting europeo è che l’Europa possa continuare a correre a due velocità (17 vs. gli extra euro; mai come questa volta i due blocchi sono stati così lontani tra di loro). E l’unico punto su cui i 17 sono d’accordo è solo una maggiore integrazione della zona euro. Ma vi sono anche altri punti su cui mai credo onestamente, stando così le cose, si potrà trovare un accordo, dato che dal punto di vista di integrazione politica l’Unione Europea ha storicamente toppato; disciplina, solidarietà, ma soprattutto quale federalismo perseguire.
Mai si riuscirà a trovare un accordo quadro se non ci si accorda sulle riforme politiche da seguire. Le cose stanno così.

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