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Vendola-De Girolamo: quando la politica si sputtana al telefono

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Le vicende riguardanti la beneventana De Girolamo raccontate, carte  e registrazione alla mano, su Il Fatto Quotidiano dai validissimi Marco Lillo e Vincenzo Iurillo, al di là del presunto “direttorio politico-partitico costituito al di fuori di ogni forma di legge” mettono in risalto un linguaggio che...
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niki-nunziaLe vicende riguardanti la beneventana De Girolamo raccontate, carte  e registrazione alla mano, su Il Fatto Quotidiano dai validissimi Marco Lillo e Vincenzo Iurillo, al di là del presunto “direttorio politico-partitico costituito al di fuori di ogni forma di legge” mettono in risalto un linguaggio che dalle nostre parti conosciamo molto bene. L’ex direttore amministrativo dell’Asl Felice Pisapia, che fu licenziato qualche mese dopo (e sanzionato con l’obbligo di dimora a Salerno),  alle ore 19 e 15 del 30 luglio 2012 registra abusivamente l’allora deputata Pdl che si rivolge in questi termini al direttore generale dell’Asl di Benevento Michele Rossi:

“Michè, scusami, al Fatebenefratelli facciamo capire che un minimo di comando ce l’abbiamo. Altrimenti mi creano coppetielli con questa storia. Mandagli i controlli e vaffanculo!… Io non mi permetto di farlo, però ad essere presa per culo da Carrozza, quando poi gli ho dato tanta disponibilità ogni volta che mi hanno chiesto, Miché”. Ancora si parla dell’ubicazione di un ufficio territoriale dell’Asl: “Dove dovremmo metterlo? A Sant’Agata che Valentino (il sindaco, del Pd, ndr) è uno stronzo? Cioè, nemmeno è venuto da me”. Di seguito: “No, Forchia no! Preferisco poi darlo ad uno del Pd che ci vado a chiedere 100 voti …”.

E’ sacrosanto ricordare che l’attuale Ministro non risulta nemmeno indagato ma al contempo, a mio modesto parere, il tono di quelle espressioni è inequivocabile per chi ha una certa dimistichezza e conoscenza di attitudini e malefatte della nostra classe politica locale. Si tratta di parole pesanti come pietre, che suonano inopportune in bocca a chi, abbia pazienza la signora De Girolamo, si difende dicendo che “voleva” solo “fare pulizia” (come scrive la De Girolamo in un Sms al Fatto). In più, e non mi sembra poco, il Fatto rivela che, nell’ambito di una pirandelliana contesa interfamiliare: “il bar dell’ospedale Sacro Cuore di Benevento, a novembre del 2012, quindi quattro mesi dopo quell’ordine al direttore generale registrato a tradimento dal direttore amministrativo della Asl di Benevento, Felice Pisapia, è stato chiuso dopo un controllo”. Il tutto, pare quasi evidente, con il presunto fine di favorire la conquista della gestione del bar da parte di un pretendente (e parente) sponsorizzato proprio dalla De Girolamo (come poi è realmente accaduto).

Lezioni dallo statista Mastella. Il Ministro, ancora non abbastanza in imbarazzo per valutare le dimissioni, riesce nell’ardua impresa di farsi bacchettare da uno come Mastella che le dice su Repubblica: “Se avessi detto io le frasi pronunciate dal ministro De Girolamo sarebbe successa l’ira di Dio, come minimo sarei già indagato… Io vado oltre, da politico di un’altra scuola mi rivolgo al segretario Renzi. Matteo, perché non parli di questa storia? Non mi dirai che il motivo è che Francesco Boccia (Pd), marito del ministro De Girolamo, si è schierato con te alle primarie?”. La Ministra (che oltre ad aver perso la faccia ha perso anche l’aplomb), come rivelato dal volpone di Ceppaloni, ha reagito rivolendogli ripetutamente un noto complimento via sms: “uomo di merda”.

Sel chi parla. Il Deputato vendoliano campano Arturo Scotto tuona su Facebook: “Impartire ordini da casa propria ai vertici dell’Asl non compete a un deputato della Repubblica. Faccia un passo indietro… parole volgari di chi vorrebbe sostituire la cittadinanza con un potentato… con il proprio linguaggio volgare e feudale dimostra di disprezzare i cittadini e i lavoratori beneventani e italiani”. Di tutt’altro avviso era nei confronti del proprio capopartito Nichi che in un’intercettazione, anch’essa non penalmente rilevante (ma in cui anche Vendola accantona il tradizionale aplomb e linguaggio forbito), si complimenta allegramente con il futuro condannato Archinà (Associazione a delinquere finalizzata al disastro ambientale) per aver strappato il microfono a un giornalista che stava per porre una domanda sui tumori causati dall’Ilva direttamente al suo patron Emilio Riva (insultato da Vendola nella stessa conversazione come “una faccia da provocatore”)

 

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