Vendola e la demonizzazione della ricchezza

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La campagna elettorale entra nel vivo e Nichi Vendola, leader di Sinistra Ecologia e Libertà, interpellato sulla querelle Depardieu – Governo Francese, afferma che i “super ricchi devono andare all’inferno”. Panorami foschi e scenari da incubo si palesano all’orizzonte nel caso in cui, alla prossima...
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La campagna elettorale entra nel vivo e Nichi Vendola, leader di Sinistra Ecologia e Libertà, interpellato sulla querelle Depardieu – Governo Francese, afferma che i “super ricchi devono andare all’inferno”. Panorami foschi e scenari da incubo si palesano all’orizzonte nel caso in cui, alla prossima tornata elettorale, il leader di estrema sinistra dovrebbe avere la meglio(scenario però da fantapolitica).

Il leader pugliese individua il bersaglio, seguendo l’esempio Prodiano, e mette in scena l’ennesima ridicola e boriosa rappresentazione farsesca della “caccia al ricco”, sulla scia del motto “Anche i ricchi piangono”, slogan con il quale Rifondazione Comunista nel 2007 avviò una campagna elettorale nella quale s’invocava  l’applicazione  d’una tassazione abnorme per i milionari.

L’anatema lanciato dal governatore pugliese sembra attingere linfa vitale dalle passate esperienze e dall’ideologia comunista, nella quale il partito Vendoliano trova il suo humus.

Qualcosa d’analogo avvenne negli  anni del Governo Prodi, in cui si l’estrema sinistra minacciava e spaventava il ceto medio e la borghesia.

Dopo alcuni anni  ecco ritornare alla ribalta la celebre e ormai tediosa lotta di classe, una tendenza tanto spontanea tra i simpatizzanti sinistroidi da non poter esser rinnegata nella sua connotazione.

 

Olaf Palme asseriva che “la sinistra non deve far piangere i ricchi ma far sorridere i più poveri”. Beh, dalle esortazioni che promanano da certa parte politica, il tanto vituperato compito di allietare il proletariato sembra esser stato accantonato, a vantaggio della  più soddisfacente e appagante caccia all’untore, che sia ricco, possibilmente panciuto e disgustoso, come viene rappresentato nell’iconografia sinistroide.

Alle parole prive di senno di Vendola, seguono però tentavi strenui di difesa da parte del segretario Pd Pier Luigi Bersani :”Quella di Nichi era solo una battuta su cui ora lo inchioderanno. Io no non li mando da nessuna parte , devono pagare le tasse, meglio che restino”.

Bruno Tabacci, leader del Centro democratico sostiene invece che “La storia di far piangere i ricchi, la sinistra l’ha già sperimentata andando incontro a sonore sconfitte. Consiglio a Vendola di non riprovarci. Un conto sono la giustizia e il rigore fiscale, altro l’invidia sociale” chiosa l’ex candidato premier alle primarie del Pd.

Dalle precedenti dichiarazioni è possibile evincere,quindi la molteplicità delle anime alberganti nello schieramento di sinistra.

Uno schieramento che annovera Matteo Renzi, uno dei più liberal del Partito democratico, pronto a dialogare con esponenti che incarnano la ricchezza, e per questo motivo “accusato” di essere di destra, a Vendola, portatore di dottrine desuete dall’ imprinting bolscevico a Bersani che rappresenta il trait d’union tra i due con le sue idee paternalistiche e talvolta conservatrici.

 

Le enunciazioni teoriche del leader di Sel trovano terreno fertile in un Paese,l’ Italia, profondamente invidioso e recalcitrante nei confronti dei vari self made man o di chi abbia avuto un discreto successo. E’ invalsa la prassi pensare che dietro ogni fortuna si nascondano sempre e comunque arcani indicibili e chissà quali misteri. Si badi, talvolta è cosi. Ma singoli e sporadici episodi non giustificano una mentalità gretta, provinciale e stracolma di bile che alberga nell’italiano medio.

Negli Stati Uniti o in qualsiasi altro paese europeo chi, partendo dal nulla riesce a creare e ad accumulare ricchezze è oggetto d’ammirazione e di rispetto. In Italia si è guardati in cagnesco nella convinzione che il “super-ricco” sia diventato tale attraverso un modus operandi ai confini della legalità e mediante pratiche disdicevoli.

Da queste considerazioni le parole di Vendola s’inseriscono alla perfezione nel profilo dell’uomo italico. Si parte dal presupposto che siccome la ricchezza derivi da condotte  è cosa buona e giusta che questa vada espropriata o ridistribuita attraverso politiche fiscali abominevoli.

La Costituzioneenuclea il principio della progressività, ma questo per gli amanti e i difensori della Costituzione a giorni alterni, poco conta.

Secondo il pensiero estremista è necessario infliggere dure reprimende a chi oltrepassi una certo limite, a chi guadagni cifre spropositate secondo alcuni e talvolta discutibili parametri.

Se s’invoca il modello Hollande dal punto di vista fiscale, il baratro è alle porte.

Il motivo è abbastanza semplice. In Francia la stragrande maggioranza paga le tasse e sopporta a malapena l’introduzione della superpatrimoniale, ma in Italia con un ‘evasione record come si fa a convincere un evasore patentato,che non ha mai devoluto un euro in tasse, ad  uscire allo scoperto e accettare una patrimoniale del 75 per cento?

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