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Vita da dissidenti Mv5s e Pd ai tempi dell’Art 67

on feb 28, 14 • by • with Commenti disabilitati su Vita da dissidenti Mv5s e Pd ai tempi dell’Art 67

Il tema della “democrazia interna” da qualche anno è di colpo diventato centrale sui giornali e nei talk show. I partiti de “l’era Porcellum” adesso non fanno altro che citare a iosa l’articolo 67 della Costituzione: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed...
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renzi_grillo_823647Il tema della “democrazia interna” da qualche anno è di colpo diventato centrale sui giornali e nei talk show. I partiti de “l’era Porcellum” adesso non fanno altro che citare a iosa l’articolo 67 della Costituzione: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Un articolo che andrebbe citato sempre, e non solo quando conviene. Mettendo un po’ di ordine:

1) La procedura di espulsione del Mv5s è codificata dal “codice di comportamento” che gli eletti hanno sottoscritto prima di entrare in Parlamento: “I parlamentari di Camera e Senato riuniti in assemblea potranno per palesi violazioni del Codice di Comportamento proporre l’espulsione di un parlamentare Mv5s a maggioranza… dovrà essere ratificata da una votazione on line sul portale Mv5s tra tutti gli iscritti”. In tutto questo “Beppe Grillo” non c’entra proprio niente. Le violazioni, per i quattro senatori espulsi ieri, sono: una decisa volontà di collaborare a priori con i partiti, formando anche gruppi autonomi; la costituzione di un ufficio stampa “parallelo” che cura una comunicazione alternativa a quella del gruppo.

2) Il Pd proprio non può dare lezioni di democrazia a nessuno. Dal 2006 non ha fatto nulla per abrogare il Porcellum, sia all’opposizione che al governo (qualche mese fa ha pure votato contro la mozione del suo Giachetti abolitiva dello stesso). In più Renzi, avallato da Napolitano, ha spodestato Letta senza nessun passaggio parlamentare. Ovvero la Direzione del Pd, organo extraparlamentare di partito, ha sfiduciato e costretto alle dimissioni Letta scavalcando la regolare procedura: la sfiducia del Parlamento. Lo avessero fatto gli altri, sarebbe stato “un diktat venuto dall’esterno”. Per non parlare dei continui “il Parlamento non modifichi l’accordo sulla legge elettorale Renzi-Berlusconi, altrimenti salta tutto”. Dei “se voto la sfiducia (ad Alfano, alla Cancellieri, al governo Renzi…) mi cacciano” ormai quotidiani di Civati (prima della fiducia al governo Letta Boccia e Franceschini lo minacciarono: “Chi non la vota è fuori dal partito”) .

3) Il Pd è un partito che vanta una lunghissima lista di espulsi(http://controcorrenteblogdotcom.wordpress.com/2013/06/19/ecco-una-breve-lista-degli-espulsi-dal-pd/). Uno, Carmine Parisi di Agropoli, è stato cacciato per aver denunciato la speculazione edilizia di esponenti del centrosinistra cittadino. Un’altra, l’anno scorso, Valentina Spata di Ragusa, espulsa da un dirigente via Facebook per aver detto: “mi rifiuto di votare il candidato del mio partito, uomo del centrodestra e di Totò Cuffaro. Il mio partito, il Pd, è stato svenduto per un posto da vicesindaco. Voterò Piccitto (Mv5s), persona perbene al di la delle appartenze”.

4) Questo non significa che i 5 stelle possono espellerne uno al giorno visto che il Pd ne ha epurati a decine. Un movimento che si professa paladino dell’iperdemocrazia non può adagiarsi sul “gli altri fanno molto peggio”. Perchè questo lo sapevamo già ed è sacrosanto che non si lasci passare niente a chi si dice “nuovo”. Il problema è, come sempre, mantenere un po’ di equilibrio nelle analisi. Un partito come il Pd (ed anche Sel di Lady Ghigliottina) sermoni sulla “democrazia” ai 5 stelle non può farli. Perchè i 5 stelle per buttar fuori qualcuno hanno votato due volte, una volta i parlamentari e poi 44000 iscritti. Quindi, l’epurazione non è stata frutto di uno dei tradizionali organi burocratici di partito, nella migliore delle ipotesi composti da un paio di dozzine di persone.

5) Qualche maligno sussurra: “Chissà se vedremo mai un partito politico dare la possibilità ai propri iscritti di sfiduciare un parlamentare”. A ben vedere, non ha tutti i torti…

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