ZONE A LUCI ROSSE A NAPOLI E MILANO ARRIVA LO STOP, DE MAGISTRIS NON TROVA "COMPAGNI" A SINISTRA

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Ancora polemiche sulla proposta del sindaco di Napoli De Magistris di istituire una zona a luci rosse in città. Nelle scorse settimane ci sono stati scambi di accuse tra il primo cittadino ed il cardinale Sepe decisamente intransigente e contrario all’istituzionalizzazione delle lucciole da strada. L’ex...
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Ancora polemiche sulla proposta del sindaco di Napoli De Magistris di istituire una zona a luci rosse in città. Nelle scorse settimane ci sono stati scambi di accuse tra il primo cittadino ed il cardinale Sepe decisamente intransigente e contrario all’istituzionalizzazione delle lucciole da strada. L’ex magistrato dopo aver proposto la zona hard non ha ricevuto il beneplacito nemmeno dai suoi “compagni” di sinistra. Ma la questione, anche se nel silenzio generale, non è archiviata visto che in due grandi città, una del Nord ed una del Sud Milano e Caserta, la proposta approderà nel consiglio comunale. L’eventuale approvazione potrebbe creare imbarazzo anche nell’aria di sinistra che di concetto dovrebbe avere una visione diversa rispetto alla sola repressione del fenomeno sociale. È stato dimostrato, dai dati in nostro possesso, che la sola repressione non funziona per limitare il problema, bisogna cercare soluzioni alternative. Il modello repressivo non riesce a calmierare il fenomeno e l’illegalità è diffusissima. Il sindaco di Napoli ha provato a sollevare un problema, legittimo oppure no valutatelo voi, ma il suo appello è caduto pesantemente nel vuoto. L’unico gruppo politico impegnato sul tema sono i Radicali che hanno appena depositato a Caserta e Milano una raccolta firme per regolamentare e legalizzare i sex-workers. Il modello, spiega il segretario Mario Staderini, è quello in uso in altri paesi e che in Italia potrebbe essere applicato a leggi vigenti tramite i poteri dei sindaci. Quartieri a luci rosse, zone periferiche adibite ad aree per l’incontro tra domanda e offerta (non per il consumo), possibilità di organizzare la “professione” anche in forme cooperative e così via. La novità sta nel fatto che le firme, cinquemila, sono apposte su un documento di delibera di iniziativa popolare che secondo gli statuti cittadini viene iscritta all’ordine del giorno del consiglio ed entro 30 giorni deve essere necessariamente discussa. Lì sarà impossibile per gli amministratori non prendere posizione pro o contro. A Caserta per esempio le firme sono state depositate il 25 giugno ma il contraddittorio non è mai iniziato. Non c’è da stupirsi, su questi temi c’è un bigottismo che nel 2012 fa rabbrividire, si può essere contrari o favorevoli ma il confronto è utilissimo per trovare soluzioni alternative ai problemi. Questo tema ha contribuito, qualora ce ne fosse ancora bisogno, a squarciare il velo sulla pochezza delle posizioni di sinistra. Il dibattito diventa interessante per capire che non c’è differenza di vedute netta tra alcune aree cosiddette di sinistra e la destra. I Radicali continuano ad attaccare la sinistra pungolando i vertici della sinistra: “La sinistra di oggi, dal Pd a Vendola, non è culturalmente attrezzata per rispondere”. Al suo interno – questa la tesi – da quarant’anni si consuma uno scontro sotterraneo. Si saldano la sinistra ex comunista storicamente meno attenta ai diritti della persona e quella cattolica che fa problemi di morale. La parte più liberal, socialista e pragmatica che si ispira ai paesi anglossassoni per trovare ispirazione ne viene soffocata. “Negli anni Settanta – dice Staderini – succedeva proprio così: si proponevano i temi dell’aborto, della contraccezione, delle droghe e del divorzio e la sinistra massimalista rispondeva che l’urgenza era tutta su altri temi, sui diritti del lavoro, sull’unità sindacale che si andava costruendo. Quello era l’orizzonte decisivo… Così il dibattito sui temi della legalizzazione e dei diritti individuali veniva sistematicamente rimosso e le voci dell’area liberale soffocate sul nascere appena rivendicassero una prospettiva diversa, che affrontasse questi temi in modo non ideologico, prendendo atto di un fenomeno sociale che non si risolve con proibizione e repressione ma con il loro contrario, legalizzandolo e consentendo allo Stato di disciplinarne i limiti e di sottrarre terreno alla criminalità”. La posizione del Pd? All’interno dei democratici non ne parla nessuno. Per il capogruppo Affari sociali alla Camera Margherita Miotto “come regolare la prostituzione per il Pd non è una priorità nazionale. Non credo neppure sia necessario fara una nuova legge contro la prostituzione”. Secondo la Miotto: “il fenomeno della prostituzione colpisce solo alcune città e non altre”. Queste parole contrastano con i dati che vedono l’industria “prostituzione”, dopo la mafia e la droga, come terza impresa del Paese. Il Pd, lo ha dimostrato, non ha una visione di insieme di ciò che bisogna fare e cosa no, all’interno del partito ci sono diverse anime contrapposte tra loro. Le posizioni di sinistra dovrebbero essere riformiste rispetto alla destra conservatrice invece c’è un piattume che spaventa i più. Anche il rottamatore Renzi che si prepara a contendere la leadership nazionale ed il ruolo di primo ministro, non ha posizioni innovative ed addirittura sembra nascondere il problema. Se Renzi è radicato a posizioni del passato figuriamoci Bersani ancorato al consolidamento dello status quo. I diritti civili, i diritti delle donne, il riconoscimento delle coppie di fatto dovrebbero essere al centro dell’agenda politica (oltre ai temi economici e sociali ovviamente ndr) ma purtroppo la nostra classe non sembra essere all’altezza della situazione.

 

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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