Rossella Urru libera dopo 270 giorni di prigionia
Rossella Urru è libera dopo 270 giorni di prigionia e sta bene: da Timbuctù, dove è stata consegnata nelle mani dei mediatori, è stata trasferita in Burkina Faso insieme ai due colleghi spagnoli, Ainhoa Fernández del Rincón e Enric Gonyalons. Presto sarà diretta in Italia, dove il suo paese Samugheo (Oristano) si prepara a riabbracciarla. Il Presidente del Consiglio ha espresso il “Vivo compiacimento del Governo e mio personale per la felice conclusione della lunga prigionia di cui è stata vittima la nostra cooperante, impegnata per promuovere i principi di tolleranza e solidarietà in favore di popolazioni in situazioni difficili”.“È figlia dell’Italia migliore” ha commentato il capo della Farnesina. “Sollievo e gioia” anche da parte del Quirinale: Giorgio Napolitano partecipando alla gioià dei familiari della Urru e e ringraziando i servizi segreti “Per la loro tenace iniziativa e per il felice esito raggiunto“.
Urru ed i suoi due colleghi erano stati rapiti il 23 ottobre scorso nel campo Rabouni, a Tindouf, dove vive la più grossa comunità di saharawi, gli abitanti dell’ex Sahara spagnolo che non accettano la sovranità marocchina. A sequestrarli un gruppo armato che, a bordo di un pick-up, fece irruzione nel campo prelevandoli e sparendo letteralmente nella notte. Sono rimasti aperti molti interrogativi, poichè colpendo i cooperanti, si colpiva il popolo saharawi, manifestamente sostenuto dai movimenti islamici.
È ancora presto per capire cosa sia accaduto in questi lunghi mesi e, soprattutto, cosa realmente si nasconda dietro questo sequestro che ha portato alla ribalta il Movimento per l’unicità e la jihad nell’Africa occidentale, un piccolo gruppo dalle origini oscure, praticamente sconosciuto sino a pochi mesi fa e che ora dialoga con i Paesi (anche se le smentite ufficiali su presunte trattative sono unanimi).
Ma per quali che possano essere stati gli accordi per il rilascio, è ben difficile capire come il Mujao abbia potuto, in un periodo brevissimo, fare un tale dietrofront.
Nei mesi scorsi il Mujao, il gruppo responsabile del rapimento, aveva chiesto, per la liberazione di Rossella Urru e Ainhoa Fernandez de Rincon, trenta milioni di euro. Nella trattativa non era stato fatto entrare il nome di Gonyalons, perchè il Mujao voleva usare la sua minacciata eliminazione come leva nei confronti del governo di Madrid per ammorbidirne l’intransigenza. Sia Ansar Dine, il primo gruppo ad annunciare la liberazione, che Mujao sono ritenuti legati ad al-Qaeda del Maghreb islamico (Aqmi) e gli analisti credono che la loro presenza nel nord del Mali ponga un grave rischio di sicurezza non solo in Mali, ma nell’ intera regione.
Il possibile elemento di svolta nella liberazione dei tre ostaggi potrebbe essere, secondo l’agenzia mauritana Ani, il rilascio, di Mamne Ould Oufkir, arrestato lo scorso 4 dicembre in Mauritania perchè sospettato di essere coinvolto nel sequestro dei tre. L’uomo ha lasciato il carcere centrale di Nouakchott ed è stato accompagnato dalle autorità mauritane fuori dalla capitale in una località ignota. Il suo nome faceva parte della lista dei detenuti salafiti da liberare in cambio della Urru, avanzata dal Mujao. Non è certo però che sia stato usato per lo scambio con l’ostaggio italiano. Fonti dell’intelligence spagnola hanno inoltre riferito al sito Globalist che la Urru e lo spagnolo Enrico Gonyalons sono stati liberati a seguito del pagamento di un riscatto. Non hanno voluto precisare l’entità della somma, che si aggirerebbe intorno ad alcuni milioni di euro, versati da Italia e Spagna. Il pagamento sarebbe avvenuto in contanti e in euro e, prosegue Globalist, il rilascio di Ould Faqir farebbe parte della trattativa (FONTE: La Repubblica). A Samugheo, paese natale della Urru e dove vivono i genitori della ragazza, è in festa. Un applauso e un urlo liberatorio hanno accompagnato la notizia della conferma della liberazione. I diversi componenti del Comitato per la liberazione di Rossella sono subito usciti in strada dove le prime auto hanno cominciato a suonare i clacson e ad improvvisare caroselli nelle strade del centro del paese. Il parrocco si è recato subito in chiesa per far suonare le campane.
Fonte: La Presse, Tgcom, L’Unità













I commenti sono bloccati