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La vita di Adele: un abisso dai capelli blu

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Molto spesso  i film vincitori dei principali festival cinematografici sono puntualmente ignorati dal pubblico quando fanno la loro comparsa nelle sale, e se durante la kermesse sono esaltati dai critici e dalla giuria, in seguito falliscono clamorosamente la sfida del botteghino ma soprattutto passano inosservati...
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Molto spesso  i film vincitori dei principali festival cinematografici sono puntualmente ignorati dal pubblico quando fanno la loro comparsa nelle sale, e se durante la kermesse sono esaltati dai critici e dalla giuria, in seguito falliscono clamorosamente la sfida del botteghino ma soprattutto passano inosservati tra le file della maggior parte degli spettatori, poco inclini ad avvicinarsi ad un cinema spesso più impegnato e più ostico.

La vita di Adele,  del regista tunisino Abdel Bechiche, trionfatore dello scorso Festival di Cannes, probabilmente non farà parte di questa categoria e l’uscita nelle sale prevista per giovedì 24 è già stata preceduta da un fitto interesse da parte del web, verso questa storia d’amore che  Steven Spielberg, presidente della Giuria a Cannes, definì straziante e profonda.

Attraverso il trailer, sostenuto dal trascinante brano di Lykke Li I Follow Rivers, Adele, la protagonista ha 15 anni e come tutte le adolescenti, attende il grande amore che crede di trovare nell’amico Thomas ma sarà una misteriosa ragazza  dai capelli blu  a stregarla  e nonostante cerchi di ignorare le sensazione che le provoca, concedendosi al ragazzo, capisce che non può sfuggire ai suoi desideri, decidendo così di ritrovare Emma e abbandonarsi alla passione.

Non c’è nulla di più travolgente ed impetuoso del primo amore ma quando si tratta di una relazione omossessuale, soggetta ai pregiudizi della gente e costretta a sbocciare tra le ombre, l’amore diventa rabbia, negazione e  insicurezza, acuito dai naturali turbamenti adolescenziali della protagonista Adele.

La quindicenne,  acerba, curiosa, affamata di vita, si lascia condurre attraverso un  percorso passionale e doloroso che la trasformerà in donna, da Emma, dai capelli blu cobalto, (l’intrigante Léa Seydoux) , affondando in quel colore caldo, come suggerisce il titolo della graphic  novel, Blue is a warm colour, a cui il film si ispira, realizzato dalla giovane fumettista Julie Maroh.

Non biondo, non rosso ma blu, un colore tanto intenso quanto bizzarro sui capelli che rende Emma una strana creatura, un’artista un po’ folle che conquista Adele non quando fanno l’amore ma quando la ritrae, facendo di quel ritratto una promessa d’amore e di complicità prima che le circostanze sgretolino una relazione così profonda ma anche tanto fragile.

Le scene di sesso sono già state definite lunghe e bollenti, durante le quali però le attrici hanno confessato di non essersi mai toccate davvero perché”protette” da protesi ma la passione che scaturisce dai loro corpi uniti si può toccare con mano e ancora più autentica è la crescita della protagonista tanto che lo spettatore riuscirà ad entrare nella sua mente ed abbandonarsi ai deliri e alla confusione di un adolescente.

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