‘Capire tu non puoi’..o si?

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A volte ho la sensazione di non essere sintonizzata con le mie emozioni: Cristina ha inviato una mail raccontandomi un pezzo della propria storia, al termine della quale chiede di capire come fare a gestire meglio l’aspetto emotivo/sentimentale della propria vita. Vi ricordate della Signora Amigdala? Ecco, è di...
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A volte ho la sensazione di non essere sintonizzata con le mie emozioni: Cristina ha inviato una mail raccontandomi un pezzo della propria storia, al termine della quale chiede di capire come fare a gestire meglio l’aspetto emotivo/sentimentale della propria vita.

Vi ricordate della Signora Amigdala? Ecco, è di nuovo lei la colpevole di tutto! Menomale che esiste però, altrimenti come fareste ad essere felici, entusiasti, gioiosi, euforici, soddisfatti? Il nostro cervello emotivo ci serve molto, anche relativamente alle emozioni negative, vi assicuro.

Noi impariamo a comprendere, esprimere e gestire le nostre emozioni aiutati inizialmente dalla nostra figura di riferimento, solitamente quella materna- ah, le madri, croce e delizia di ogni psicologo! Il cucciolo di uomo sente uno strano groviglio, un’attivazione psicofisiologica, guarda la mamma per capire come interpretare la situazione che glielo ha provocato ed impara che quello è, per esempio, stupore per aver visto i suoi primi fuochi d’artificio e che non c’è nulla da temere, o paura per un rumore improvviso proveniente dalla sue spalle.

Naturalmente, man mano che ci si evolve, crescendo e diventando autonomi, le emozioni diventano più complesse e il processo più raffinato. Succede però che l’educazione e/o le esperienze di vita non ci aiutino a capire come comprenderle e esprimerle nel migliore dei modi quindi rimaniamo con questo nodo, solitamente concentrato a livello dello stomaco, di cui non sappiamo bene cosa fare.

Vi svelo un trucco: per capire meglio cosa proviamo, possiamo porci la domanda Cosa farei se potessi?Come agirei? Partendo da un piano comportamentale, decisamente più accessibile, possiamo risalire alla spinta emotiva che ci induce a quella azione; se in una determinata circostanza per esempio ci rispondiamo che scapperemmo, non è difficile intuire che quello che proviamo possa essere una forma di paura. Procedura forsee banale ma molto efficace, che ci mette in contatto con quello che proviamo permettendoci così di gestirlo meglio!

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