“Come farsi lasciare in 10 giorni”

on set 10, 12 • by • with Commenti disabilitati su “Come farsi lasciare in 10 giorni”

Parlo così tanto d’amore e di relazioni sentimentali che spesso do per scontato che tutte le donne siano alla ricerca della stessa cosa: una storia perfetta con l’uomo perfetto. Per fortuna, però, qualche volta mi ricordo anche di quelle belle femmine femministe che aspirano alla carriera più che alle fedi...
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Parlo così tanto d’amore e di relazioni sentimentali che spesso do per scontato che tutte le donne siano alla ricerca della stessa cosa: una storia perfetta con l’uomo perfetto. Per fortuna, però, qualche volta mi ricordo anche di quelle belle femmine femministe che aspirano alla carriera più che alle fedi nuziali. E, ancora meglio, ci ha pensato Sky ad accendere i riflettori su un argomento che non mi pare di aver mai preso in considerazione.

Ci sono le donne single, le donne che cercano l’amore, le donne che vogliono un po’ di sesso senza impegno, quelle che sono felicemente fidanzate o, addirittura, beatamente sposate e/o in dolce attesa. E poi c’è “Come farsi lasciare in 10 giorni” brillante commedia romantica made in US di qualche annetto fa… perché ci sono anche donne che in una relazione ci sono già ma che, per un motivo o per un altro, non ne possono più e cercano la maniera più indolore per farsi scaricare, passando la patata bollente della rottura al partner di turno.

I motivi che spingono la protagonista del film a scrivere un articolo del genere sono ben più particolari ma, per non svelarvi la trama di una pellicola che vi invito a vedere per passare un paio d’ore di tranquilla leggerezza, dico soltanto che implicano un’amica depressa, una scommessa un po’ meschina e tanti diamanti.

Ad ogni modo, ho pensato che magari una guida del genere potrà servire anche a qualcuna di voi, prima o poi; dunque, armandomi di pazienza, vi riassumo i comportamenti da assumere (distribuiti a vostro piacimento nell’arco di 10 giorni) affinché la vostra relazione passi finalmente dalla padella alla brace.

Innanzitutto, fatevi portare al cinema. Qualunque sia la durata della vostra storia, questa mi pare la missione meno ostica: chi di noi non è mai stata al cinema per un appuntamento pseudo-galante? Mi raccomando, che sia il suo film preferito, anche se il genere discosta totalmente dai vostri standard: l’importante è che nel bel mezzo delle scene clou vi improvvisiate critiche cinematografiche piene di opinioni (possibilmente negative, ma ben motivate). Se poi riuscite a beccarvi anche un richiamo dei vicini di poltrona, tanto meglio.

Più difficile potrebbe essere riempire la casetta del vostro uomo con quel tocco femminile che non guasta mai: tappetini rosa coordinati con un copri-water in peluche, assorbenti, smalti, spazzolino da denti fucsia e piantine da accudire con amore. Se questo non bastasse, presentatevi nel suo ufficio o in qualsiasi posto lavori, consegnandogli un regalo appena comprato per lui: la biondissima Kate Hudson del film consiglia una camicia dalla dubbia eleganza, ma qualsiasi capo d’abbigliamento trash o dai colori imbarazzanti potrebbe andare bene… soprattutto se scartato agli occhi dei suoi simpatici colleghi.

Il mio fiuto da mancata veggente mi dice che, fossero anche solo passate 24 ore dalla missione “uccidiamo la relazione”, parecchi maschietti sarebbero già in Messico a fare la siesta ben nascosti da un grosso sombrero. Se le vostri abili magie non avessero dato ancora l’esito sperato, sentitevi libere di sfoderare l’artiglieria pesante: tempestatelo di telefonate e lasciategli una marea di messaggi in segreteria, diventate piagnucolose e onnipresenti, spettegolate alle sue spalle con la madre, interrompete le sue serate di poker per soli uomini, cambiate canale quando ci sono le partite (soprattutto negli ultimi cruciali minuti di un derby), fate dei fotomontaggi su PhotoShop improvvisando un album della vostra eventuale prole (magari con 10 o 11 figli) e portatelo al concerto di qualche boy-band pessima o di una cantante che fa canzoni più tristi della morte.

L’asso nella manica l’ho preservato per ultimo, come dulcis in fundo a fine pasto, come il cioccolatino più buono che vi sia mai capitato in bocca: chiamate il suo vabbè-ci-siamo-capiteprincipessa Sofia, anche in pubblico.

Fine della storia? Beh, se vi serviva proprio questo… ve lo auguro. In caso contrario, sapete quali comportamenti evitare, sorelle.

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