Come si reagisce alla morte?

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Come si reagisce alla Morte? Come si impara a fare i conti con qualcosa di così irrevocabile e senza via d’uscita? Me lo sono chiesta spesso in questo ultimo mese e, ironia della sorte, me lo sono chiesta a più livelli. Me lo sono chiesta per un attore con l’animo troppo tormentato e per un [&hellip...
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Come si reagisce alla Morte? Come si impara a fare i conti con qualcosa di così irrevocabile e senza via d’uscita? Me lo sono chiesta spesso in questo ultimo mese e, ironia della sorte, me lo sono chiesta a più livelli. Me lo sono chiesta per un attore con l’animo troppo tormentato e per un doppiatore con problemi di salute. Me lo sono chiesta per un ragazzo ancora giovane e poi sono stata costretta a chiedermelo per un altro fiore colto troppo presto, questa volta nel mio giardino. E ancora me lo chiedo per il gruppo che non c’è più dopo una gita in pullman, e per la donna che ha fatto appena in tempo a sposarsi e a volare in America.
E mi chiedo: si può sopravvivere alla Morte?
Notizia dell’ultim’ora: non si può. Non si può imparare, non si può spiegare, non si può raggirare. Ma c’è una cosa che nessuno ha ancora capito: non è la Morte a essere ingiusta, è la Vita. Non è la sensuale donna vestita di nero velluto a essere crudele, non è la sua falce tagliente a portare via le teste migliori. Il problema è la Vita, quell’anziana signora annoiata e senza cuore che puntualmente si dimentica di comunicarti la data di scadenza. Se ne sta lì a tirare i suoi dadi – vizioso passatempo di un’esistenza troppo lunga – e se viene fuori il numero sbagliato si arrabbia e si distrae, nei momenti meno opportuni. Si volta e non ti guarda mentre torni a casa sulla tua motocicletta, dopo che hai baciato la tua ragazza pensando di poterlo fare anche domani. Guarda altrove e impreca, mentre attraversi la strada in luna di miele pensando alle cartoline da mandare ai parenti. Si dimentica di te quando al tuo cuore serve solo un po’ di forza per pompare un altro battito e fare un’altra carezza.
Invece la Morte no, non si distrae mai. È scaltra e attenta, seducente e puntuale… e non c’è niente da fare, non ci sono scorciatoie da prendere, non esistono distrazioni sufficienti: se la Vita ti ha perso di vista anche solo un istante, la Morte deve fare il suo dovere.
E non importa chi sei. Non importa se sei bello, brutto, povero, ricco, stupido, intelligente, giovane, vecchio: se la Vita è distratta, la Morte è cieca. Non l’Amore, quello lo puoi guardare negli occhi… ma la Morte, quella non guarda. Agisce.
E come si reagisce?
Il problema, ancora una volta, è la Vita, quella vecchia giocatrice d’azzardo che scommette sulla tua testa. E la soluzione – l’unico, misero palliativo – è l’Attimo. Etereo, inconsistente e inafferrabile, d’accordo… ma, se è vero che non ti è dato sapere quando arriverà il tuo turno, l’unica cosa che ti resta da fare è assecondare i tuoi consueti capricci e le tue quotidiane indecisioni; riempire l’Istante d’Amore e di Gioia, come fosse il primo, l’unico e l’ultimo a te riservato.
Vivi tu, per conto tuo. Vivi senza che la Vita venga a metterci lo zampino, vivi prima che qualcuno si giochi ai dadi i tuoi sogni e i tuoi sospiri, i tuoi baci e le tue ambizioni. Vivi prima che sia troppo tardi, prima che i tuoi sorrisi diventino le lacrime di qualcun altro.
Vivi senza credere in nulla se non in te stesso, perché non c’è Giustizia, non c’è Bene Supremo, non c’è un Benevolo Controllore che ti assicura un viaggio tranquillo e completo.
Vivi velocemente, vivi senza rimandare, perché esiste solo il Caso, perché “esiste un unico Dio, il suo nome è Morte. E c’è soltanto una cosa che puoi dire alla Morte: – NON OGGI”.

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