Festa di Campiglione: ironia di un fenomeno.

on mag 13, 13 • by • with Commenti disabilitati su Festa di Campiglione: ironia di un fenomeno.

Ho un coniglietto di gomma rosa come cover per il cellulare e sto mangiando un leccalecca a forma di cuore, quindi il mio senso del giudizio va veramente preso con le pinze. Ma la festa di Campiglione, gioie mie. La-Festa-Di-Campiglione (scandendo bene, quasi sillabando). Non potete pretendere che io mi sorbisca due...
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Ho un coniglietto di gomma rosa come cover per il cellulare e sto mangiando un leccalecca a forma di cuore, quindi il mio senso del giudizio va veramente preso con le pinze. Ma la festa di Campiglione, gioie mie. La-Festa-Di-Campiglione (scandendo bene, quasi sillabando). Non potete pretendere che io mi sorbisca due ore di struscio VOLONTARIO per poi non chiacchierarne beatamente. Io vi voglio un bene dell’anima (no, non è vero), ma certi comportamenti umani sono una delizia per i miei occhi.

(Avvertenze: agitare bene prima dell’uso. Può contenere ironia, sarcasmo, superbia e lievi tracce di banale altezzosità. La sottoscritta non si assume responsabilità alcuna per reazioni allergiche dovute a quanto sopra menzionato.)

Lo spazio-tempo.
Il tempo, come potete immaginare, è quello ancora meteorologicamente incerto ma comunque piacevole della prima metà di maggio; ma ogni fenomeno che si rispetti deve essere opportunamente analizzato nell’ambiente in cui gli effetti sono massimi e, neanche a dirlo, il caratteristico habitat (?) di cui voglio occuparmi oggi, è proprio Caivano. O meglio, una parte di Caivano – ebbene sì, non a tutta la ridente cittadina è concesso il privilegio di finire sotto la mia lente del giudizio universale – nello specifico quella addobbata a festa con luci, giostre e bancarelle di ogni specie (gettonatissimi, se può interessarvi, infila-ago automatici a solo 1.00€).

Le origini.
Da aspirante fisica (e contemporaneamente aspirante bionda) so per certo che ogni sistema di riferimento necessita di un’origine, un punto zero da cui far partire tutto. Il fenomeno del giorno vanta addirittura un presunto miracolo, come punto di start. La faccio breve: c’era una volta un dipinto della Madonna di Campiglione che annuì accettando di miracolare qualcuno… ma in realtà il pittore aveva disegnato male lo stacco collo-viso. Morale della favola: il fondotinta va steso sempre con attenzione e, chi non ammette i propri errori immediatamente, rischia di generare il caos (o le feste patronali) per i secoli a venire.

Il fenomeno.
Il nocciolo della questione è talmente importante e pregno di valore socio-antropologico che ha addirittura un nome tutto suo, un termine internazionale, che nemmeno gli inglesi oserebbero tradurre. Si tratta dello “struscio“, il magico e mistico fenomeno per il quale:
1) Ci si veste come per una cerimonia – di quelle coi cantanti neomelodici da pianobar;
2) Si passeggia senza una meta – avanti e indietro, avanti e indietro, giardinetti/Scotta/mercato;
3) Si cena sui marciapiedi – neanche fossero bistrot parigini;
4) Ci si perde nella folla – per vedere, per farsi guardare;
5) Si va sulle giostre – con i biglietti gentilmente offerti dal comune a famiglie che non ne hanno bisogno.

La specie.
Ma chi sono le persone che partecipano a questa grande fiera? I Caivanesi, vi verrebbe da dire. Ebbene, devo darvi torto, signori della corte: ho prove certe – la mia vista, il mio udito – che dimostrano la presenza di stranieri. E che stranieri: esemplari delle savane limitrofe che ben si adattano e si mescolano alla nostra già colorita fauna, grazie ai leggins di dubbia manifattura, le code di cavallo alte quanto palazzine e i tacchi laccati e vertiginosi. Ma la crème de la crème, ovviamente, ci appartiene. Gente addobbata a festa, abiti comprati “appositamente per”, camminate incerte su trampoli mal portati e spintoni a destra e a manca per guadagnarsi l’affannoso posto “sotto la festa”.

Poi dicono che la Festa di Campiglione celebra il miracolo della Madonna. Poi dicono che l’agnostica sono io. Poi dicono… no, non dicono. Fanno e passeggiano, perché a Caivano è così: non va mai bene niente, ma se è per tutti è mezza festa e se la festa è questa allora siamo a cavallo. Che struscio sia! (Facciamocene una ragione, dolcezze)

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