Habemus papam: impressioni di un’agnostica.

on mar 14, 13 • by • with 1 Comment

L’appartenenza ad una setta, ad un gruppo o ad un culto è ciò che da millenni ha spinto l’uomo a sacrificare ogni aspetto del progresso e della razionalità, come mostrato dalla sovrabbondante quantità di gente da 0 a 99 anni presente in Piazza S. Pietro sotto la pioggia battente. Eppure, dall’alto della mia...
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L’appartenenza ad una setta, ad un gruppo o ad un culto è ciò che da millenni ha spinto l’uomo a sacrificare ogni aspetto del progresso e della razionalità, come mostrato dalla sovrabbondante quantità di gente da 0 a 99 anni presente in Piazza S. Pietro sotto la pioggia battente.

Eppure, dall’alto della mia lente tutta cervello e niente fede, pagherei oro e diamanti per assistere from the inside ad uno dei riti più affascinanti della storia: quello dell’elezione papale.
Ammaliata dalle trame intricate e dai costumi meravigliosi di Angeli e Demoni, posso solo immaginare quello che è accaduto lì dentro quando, sotto chiave, poco più di 100 cardinali sono stati chiamati ad esprimere una preferenza dinanzi al proprio Dio, mentre fuori impazzavano il toto-Papa e la gara di battutine su Facebook e Twitter.
Posso solo immaginare, dicevo, perché a parte Robert Langdon (aka Tom Hanks, in un mondo di celluloide) nessun occhio indiscreto può ficcanasare dalle parti del conclave. Come avvengono davvero le votazioni? Qual è la prima reazione del Papa appena scoperta l’elezione? Il discorso viene prima provato? Cosa accade, davvero, nella stanza delle lacrime?
Maledetti quesiti senza risposta.

Ma un recap di quello che è accaduto dopo ci sta tutto, no? Ricordate, la vita è un telefilm ed io la commento: più semplice di così, si muore.

Nelle puntate precedenti – Ecco cosa vi siete persi negli ultimi episodi: Joseph Ratzinger si è dimesso perché, come spesso accade, gli attori si stancano di recitare sempre lo stesso ruolo ed ora si dice disponibile a qualsiasi parte – anche in un horror/splatter – purché non siano presenti imprecazioni e scene di nudo. Ha dichiarato che continuerà a seguire la serie con assiduità, ma tra il dire e il fare c’è di mezzo il mid-season finale di The Lying Game.

La nuova story-line – Quando firmò il contratto, il suo agente gli disse che “morto un Papa se ne fa un altro”, quindi in qualsiasi momento potevano chiedere allo Sceneggiatore di uccidere il suo personaggio e lasciare il pubblico nelle mani di un nuovo Pontefice. Da creativo qual è, però, Joseph ha chiesto così ardentemente di far modificare la trama, tanto da riuscirci davvero. Non morto un papa, se ne fa comunque un altro: un effetto sorpresa con i controfiocchi, soprattutto in tempo di crisi economica e banalità socio-politica.

La fumata – Formula che vince, però, non si cambia: appena il comignolo più famoso del mondo (dopo quello di Can-Caminì-Spazzacamin) ha iniziato a sbuffare nuvolette bianche, i principali network mondiali si sono sintonizzati su Piazza S. Pietro. La gente urla di gioia, la pioggia scende, la Chiesa di Roma ha un nuovo Papa.
Voci di corridoio nell’Alto dei Cieli dicono che San Malachia se ne andasse in giro canticchiando “ner sarà e se sarà nero la Chiesa finirà”, ma non ci arrivano conferme.

La rivelazione – Dopo più di un’ora di cliffhanging (fiato sospeso, curiosità a mille, canali pubblici che non offrono nient’altro da guardare, cena non ancora pronta), il mondo intero punta occhi e orecchie sull’annuncio dell’anno: chi sarà stato scelto, dopo soli due giorni di casting, per rimpiazzare il ruolo più ambito di CinemaVaticano?
Sarà il carismatico statunitense o il raccomandato italiano? Sarà di colore o sarà nuovamente europeo?
Il prescelto non è nessuno di questi, nessun nome già fatto: lo Sceneggiatore si affida ad un outsider. Si chiama Jorge Mario Bergoglio, viene dall’Argentina.

Il nome – “Fratelli e sorelle, buonasera”, esordisce, dicendo poi di venire dalla fine del mondo (e continuate davvero a credere che i Maya non la sapessero più lunga di tutti noi?). Ha un vestito semplice e non c’è traccia di pesantissimo oro sul suo corpo. Indossa un paio di piccoli occhiali e una collana di un metallo non meglio identificabile. Ha una voce simpatica, un non so che di dolce.
Si chiamerà Francesco.
Francesco, come nessun Papa si era mai chiamato, Francesco come colui che gettò in strada le ricchezze di famiglia, Francesco come l’uomo più umile della storia della Chiesa, Francesco come il santo più popolare tra la gente comune.
La folla lo guarda sognante, lo acclama, invoca il suo nome.
Viva il Papa, viva Francesco“.

Nelle prossime puntate – Se non vedo, non credo; ecco perché ho sempre preferito la matematica alla religione (e questo la dice veramente lunga). Eppure, da spettatrice non pagante, Papa Francesco mi sembrava davvero il leader giusto per una Chiesa evidentemente bistrattata e dilaniata, distrutta dall’avanzare di una scienza perfetta e dai logoranti mostri che disumanamente agiscono dall’interno in nome del Dio Denaro e del Dio Peccato.
Viva il Papa, viva Francesco, grida la gente.
La gente ci crede – beati loro che ci credono. Intanto la Chiesa riparte da qui, da zero, dalla povertà, dal cambiamento.
Finché non sono apparsi gli spoiler retroattivi su dichiarazioni passate non tanto nobili e papabili. O meglio, non tanto nobili ma prevedibilmente ecclesiastiche: no ai matrimoni gay, no alle donne in politica. Ouch, no me gusta.
I tagli al budget basteranno per farsi amare dal grande pubblico?

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One Response to Habemus papam: impressioni di un’agnostica.

  1. Alfonso Mormile scrive:

    Hai fatto 2+2=4, da buona matematica e hai anche calcolato bene la radice di tutto il discorso “BEATI QUELLI CHE CREDONO”… BEATI.

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