La prima volta bella.

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Di teorie n’è pieno il mondo, ve ne do atto, ma – chissà perché – se a giudicare sono io, quelle più belle appartengono a me. Quello che la mia mente può partorire in primavera, nemmeno lo immaginate. Eppure, dato che i primi raggi di sole mi rendono sempre gentile (almeno una volta al giorno) [&hellip...
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Di teorie n’è pieno il mondo, ve ne do atto, ma – chissà perché – se a giudicare sono io, quelle più belle appartengono a me. Quello che la mia mente può partorire in primavera, nemmeno lo immaginate. Eppure, dato che i primi raggi di sole mi rendono sempre gentile (almeno una volta al giorno) e frivola (almeno cinque volte al giorno), ho deciso di rendervi in parte partecipi di quello che mi passa per la testa.
Teoria sulle prime volte, prendete appunti.
Roba che, magari, mi scritturano pure per i Baci Perugina 2014, se i coreani mi fanno stare quieta.
Ma dicevamo, sulle prime volte. Pagherei tutto l’oro che non ho per ricordare almeno l’80% delle mie prime volte.
Sapete, la prima volta è sempre speciale. Ma la prima volta di tutto, non solo quella prima volta. C’è un’emozione diversa, quando si prova una cosa nuova, quando si sperimenta qualcosa che non si era mai fatto prima, quando si scopre una nuova sfaccettatura della quotidiana normalità, quando si aggiunge un tassello nuovo alla meravigliosa banalità dei luoghi comuni, quando conosci qualcosa o qualcuno… quando una mattina ti svegli e scopri che il sole ti piace, per la prima volta.
Si dice che un critico cinematografico indiano abbia espresso, tempo addietro, il desiderio di rivedere il suo film preferito per la prima volta. Ecco, se ne avessi la possibilità, anch’io chiederei di rivivere ogni singola prima volta della mia giovane e fanciullesca esistenza con un po’ di accortezza in più. Con una maggiore dose di memorizzazione dei particolari, anzi, perché – come vi avevo detto – ho una teoria, e la mia teoria è semplice: anche se è vero che in una conoscenza “l’anima è sempre l’ultima ad uscire fuori”, niente la stimola di più della nuova, pura e semplice curiosità.
Se Alice avesse visto il Bianconiglio ogni giorno della sua vita, non avrebbe di certo considerato anomalo il coniglietto parlante, né avrebbe ritenuto opportuno seguirlo. Ma quella era la prima volta, quella era una strabiliante novità, da sperimentare e sulla quale indagare, giusto per trovarsi a Wonderland.
E allora, ecco come continua la mia teoria: ogni esperienza di vita (sia essa sociale, scolastica o lavorativa) e ogni rapporto interpersonale (sentimentale, di pura amicizia, o di chiacchiere random) non risulterebbero mai noiosi se solo i diretti interessati riuscissero ad inventarsi prime volte e enigmi da risolvere ogni santo, bellissimo giorno.
Il sapere è potere, ma l’umana conoscenza è, a lungo andare, noiosa come poche altre cose. L’uomo, quel meraviglioso animale razionale, vive di istinti e dagli istinti si lascia trasportare verso gli stimoli nuovi perché non può fare altrimenti. Perché, per quanto la strada vecchia sia più semplice e tranquilla della nuova, certi uomini e certe donne proprio non vogliono la tranquillità: vogliono il rischio, vogliono le strade nuove, i nuovi inizi, gli inizi che restano inizi senza mai svilupparsi del tutto.
L’uomo è un essere incompleto che vive per completarsi… senza mai volerlo fare davvero.
Vorrei ricordare tutte le mie prime volte; la vita assume un’ingenua bellezza la prima volta che ti approcci al mondo.
Vorrei ricordare la prima volta che ho visto il mare, desiderando che la spiaggia fosse la mia casa. Vorrei ricordare la prima volta che vidi una stella cadente, perché allora ci credevo ancora che il mio desiderio potesse diventare realtà. Vorrei rileggere tutti i miei libri preferiti per la prima volta e fermarmi al penultimo capitolo; vorrei gustarmi il finale, vorrei soltanto immaginarlo, senza divorarlo avidamente.
Niente al mondo potrà battere la potenza emotiva di una prima volta (eccola la mia teoria!), persino quella della banalissima volta in cui ho assaggiato i nuovi snack al caramello della Milka oppure quella in cui ho dato alla dieta (che non faccio) il bellissimo nome “mangiare non tanto per diventare più sexy”. Ma è un’altra storia… e proprio non so se voglio raccontarvela.

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