L’albero perfetto.

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Il Natale non mi piace. Non mi piaceva l’anno scorso – quando vi ho amorevolmente chiesto di chiamarmi Scrooge – e di certo non mi piace adesso. Eppure, squadra che vince non si cambia: a casa mia, l’albero devo farlo io. Il fatto è che in me è stato raggiunto l’equilibrio perfetto tra il buon [&hellip...
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Il Natale non mi piace.
Non mi piaceva l’anno scorso – quando vi ho amorevolmente chiesto di chiamarmi Scrooge – e di certo non mi piace adesso.
Eppure, squadra che vince non si cambia: a casa mia, l’albero devo farlo io. Il fatto è che in me è stato raggiunto l’equilibrio perfetto tra il buon gusto, l’amore per lo style e la naturale predilezione per il trash… requisiti che, come voi m’insegnate, sono fondamentali per realizzare un albero perfetto.
Ci ho messo il blu, il bianco e il viola (per chi volesse saperlo), ispirandomi ad una combinazione di ombretti che mi capita di usare di tanto in tanto ed il risultato è delizioso.

Ho scoperto però che l’albero perfetto avanza ben altre pretese: costanti matematiche ed equazioni trigonometriche pare siano alla base delle decorazioni a prova di critica.
Una coppia di matematici dell’università inglese di Sheffield, infatti, ha realizzato una serie di calcoli affinché gli addobbi dell’otto dicembre non si trasformino in un pasticcio o, peggio ancora, in un’accozzaglia di cianfrusaglie.
Per la gente poco incline alle varie declinazioni della scienza, è nato addirittura il mini-programma online, dal nome “treegonometry” (http://www.shef.ac.uk/news/nr/debenhams-christmas-tree-formula-1.227810) che permette di scoprire, inserendo semplicemente l’altezza del proprio albero, il numero di palline, la lunghezza dei vari fili luccicanti e le dimensioni della fatidica punta.
Per esempio, il mio albero (perché sì, lo odio ma è mio) di 180cm avrebbe dovuto avere 37 palline, una stella di 18cm, poco più di 9m di nastro (nastro? WTF?!) e quasi 6m di lucine. Capito? La festa di Campiglione direttamente nel soggiorno di casa mia.

Oggi misuro tutto. Voglio sapere se ho la matematica nel sangue o se il mio capolavoro pre-natalizio è solo frutto di mesi e mesi di Real Time.

L’albero perfetto, che cosa sciocca.

L’albero perfetto potrebbe essere di cioccolato, decorato di mandorle e caramelle gommose. Potrebbe avere un grosso ChupaChups sulla punta, uno di quelli a fragola e panna, ma poi mi farebbe venire il diabete e quello no, non sarebbe un Natale piacevole.
L’albero perfetto potrebbe essere di carta, abbellito con le citazioni più dolci dei romanzi più belli. E magari anche quelle dei film. Potrebbe essere avvolto da una striscia di celluloide e proiettare sulle pareti le scene che preferisco.
L’albero perfetto dovrebbe produrre denaro e non fare domande, dovrebbe montarsi e smontarsi da solo, restare pulito e riempirsi di doni al momento giusto. Dovrebbe brillare di luce propria e non consumare corrente, dovrebbe avere 37 palline ed essere alto 180 cm. La stella non dovrebbe mai cadere e le lucine non dovrebbero mai fulminarsi.

L’albero perfetto non esiste, spero di avervi convinto.
A parte il mio, ovviamente; ci tengo, anche se il Natale non mi piace.
(L’ho sempre detto di essere amica dei Maya, io)

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