2014-08-16_05_39_50

Storia di un Interrail, pt. I: la valigia, il biglietto e Parigi.

on set 7, 14 • by • with Commenti disabilitati su Storia di un Interrail, pt. I: la valigia, il biglietto e Parigi.

“Not all those who wander are lost“, non tutti quelli che vagabondano sono persi. L’ho scritto sulle mie Converse, quelle che mi hanno accompagnato durante l’avventura più bella della mia vita (anzi, la prima di una lunga serie, si spera)… e ora muoio dalla voglia di raccontarvela. Per...
Pin It

Home » Diario di un'aspirante bionda » Storia di un Interrail, pt. I: la valigia, il biglietto e Parigi.

2014-08-08_11_50_34

Not all those who wander are lost“, non tutti quelli che vagabondano sono persi. L’ho scritto sulle mie Converse, quelle che mi hanno accompagnato durante l’avventura più bella della mia vita (anzi, la prima di una lunga serie, si spera)… e ora muoio dalla voglia di raccontarvela.

Per viaggiare ci vogliono i soldi!, azzarderà qualcuno. Per viaggiare basta la fantasia!, replicherà qualcun altro. Ma sapete cosa vi dico io? I “prerequisiti” che servono per viaggiare – per viaggiare davvero, eh, non per andare una settimana in spiaggia a Gallipoli – sono semplicemente tre: 1) spirito di avventura – della serie, andiamo dove ci porta la curiosità; 2) arte dell’arrangiarsi – della serie, stasera a cena crackers e pan bauletto; 3) buona compagnia – che nei momenti di stanchezza conta più di una camera con vista sulla Torre Eiffel.

Spuntate tutte e tre le caselle precedenti, non mi restava altro che mettere in valigia lo stretto indispensabile. Stretto indispensabile, per una donna dall’armadio multicolor, multitasking e general purpose, equivale davvero a dire “sacrificio catastrofico”… che tradotto in fatti ha significato rinunciare a:

– quelle scarpe che si abbinavano perfettamente a quel vestitino;
– quel vestitino (perché, inutile rimarcare l’ovvio, non si indossa un outfit privo di abbinamenti);
– cinquanta sfumature di rossetto;
– pennelli, spugnette e necessaire per il trucco “da gran sera”;
– carote (perché sì, ero partita con l’intenzione di mangiare sano, ma poi serviva spazio per la Nutella. Siate clementi, cercate di comprendermi).

Ma, aspettate, facciamo un passo indietro… che genere di viaggio ho mai fatto per essere arrivata a parlarne addirittura a voi strangers con così tanto entusiasmo? Niente weekend/settimana in una capitale europea, if you know what I mean: sono troppo nomade per restare ferma troppo tempo in uno stesso posto… e, se devo essere sincera, sono anche troppo curiosa e indecisa per scegliere un posto solo. Soluzione? Si chiama INTERRAIL e, credetemi, fa rima con perfezione.

Vi spiego: per gli europei sotto i 26 anni c’è la splendida possibilità di viaggiare su tutti i treni del vecchio continente (esclusi quelli del proprio Paese d’origine, nel quale si applicano però sconti pazzeschi, ma non voglio darvi spoiler!) per 5 giorni nell’arco dei 10 della validità di questo pass… alla modica cifra di 184€. Nessuna prenotazione, nessun costo aggiuntivo, solo una cartina e tanta fantasia nella stesura dell’itinerario: partiamo da Parigi, dove arriviamo in aereo. Perché in aereo? Scelta saggia, dettata dal fatto che non viviamo a Milano o ad Aosta e uscire dall’Italia in treno ci avrebbe fatto perdere un giorno di viaggio… dunque, meglio organizzare il tutto col giusto anticipo, in modo da trovare un volo vantaggioso e dare così il via all’avventura – grazie di esistere, skyscanner!

2014-08-09_06_06_36

#day1/#day2 – PARIGI. 

Quando la vostra visita a una capitale si riduce a una vera e propria sveltina… beh, è proprio allora che vi rendete conto di cosa va assolutamente visto e di cosa, invece, è chiacchiera per turisti vecchio stile. Innanzitutto, sì alle metropolitane e ai mezzi pubblici ma – meteo permettendo e smartphone/navigatore alla mano – camminate, camminate a piedi il più possibile. Conoscere una città vuol dire anche chiedere informazioni in un vicolo che sembra non portare da nessuna parte, o finire per sbaglio in una yogurteria che vende frozen yogurt a 2.30€/l’etto.

Parigi in meno di 48 ore significa: Museo del Louvre in notturna, perché la sera, col buio attorno, è magico quasi come appare nel Codice Da Vinci; passeggiata d’obbligo sugli Champs-Elysées, fino all’Arco di Trionfo; selfie sotto la Torre Eiffel (troppa fila e troppa pioggia, per salirci sul serio in t-shirt e pantaloncini) e, addirittura – per una miscredente come me – la Cattedrale di Notre Dame.

Il posto più bello? I giardini del Louvre, esteticamente deliziosi e, soprattutto, rilassante e contemplativo toccasana dopo la chilometrica camminata fatta per arrivarci.

2014-08-09_09_04_39

Ci ritornerei? Era la mia terza volta quindi… probabilmente, anche no. Ma è da vedere. Classica e “normale”, per chi vuole andare in una capitale vicina ma non ha standard molto elevati e, anzi, muore dalla voglia di postare un mainstreammissimo selfie con la Gioconda su Instagram.

Vi dico solo che il terzo giorno siamo partiti per Amsterdam e sì, vi consiglio caldamente di continuare a leggere le prossime puntate!

Related Posts

Comments are closed.

Scroll to top

Support us!

Facebook_like