Storia di un’Italia senza nozze gay.

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C’era una volta l’Italia. Era bella, sinuosa, una principessa che tutti volevano provare a conquistare. Gli artisti e gli scienziati – filosofi di una terra di miti e di mare – si limitarono a sedurla accarezzandone le gambe, ma i migliori principi – i guerrieri imperatori – si insediarono pian piano nel...
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C’era una volta l’Italia. Era bella, sinuosa, una principessa che tutti volevano provare a conquistare. Gli artisti e gli scienziati – filosofi di una terra di miti e di mare – si limitarono a sedurla accarezzandone le gambe, ma i migliori principi – i guerrieri imperatori – si insediarono pian piano nel suo cuore, riuscendo a lasciare il segno tipico del primo amore, quello che mai e poi mai l’avrebbe abbandonata.
E mai quel sentimento sparì dalle memorie della giovane e bella Italia anche se qualcosa, c’è da dirlo, cambiò per davvero.
Tutti volevano prendersi Italia, ognuno ne voleva per sé almeno un pezzettino… e lei divenne la meretrice del mondo intero, terra fertile per ogni seme, patria per ogni madre, culla per ogni uomo.
Desolata e distrutta, provarono pure a ricucirla e a farla splendere di nuovo, prima con un vestito tricolore, poi con un meraviglioso drappo blu e una corona di stelle da vera regina. Ma non si poteva, non si può, più tornare indietro. Tanti dadi sono stati tratti, troppi trattati sono stati scritti e da innumerevoli uomini è stata posseduta: nessuno brama più Italia, la principessa senza trono e senza spade, senza tesoro e senza amore.

Ci sono pezzi di cuore sparsi dappertutto, come un puzzle disordinato che affonda radici in tempi lontani. Miti e leggende in una grotta che affaccia sul mare, poeti dei social network e politici da esiliare; vecchi guerrieri nei vicoli stretti, fotografi di bottigliette d’acqua e petali di fiori, scettici silenziosi e fedeli chiacchieroni; laureati disoccupati e scansafatiche organizzati, venditrici di sesso e mercanti d’amore, cerchi nel grano e trasmissioni apocalittiche, cinquantenni adolescenti e bambini pensierosi.
Abbiamo la storia più bella del mondo, abbiamo nelle vene il sangue di tutti gli amanti che hanno sottomesso la bella principessa Italia, eppure ci manca ancora qualcosa. Nessuno ci arriva? Serve un indizio?
C’erano una volta due cugine di Italia – Spagna, la Cattolicissima, e Francia, la Libertina – ed entrambe, Spagna prima e Francia poi, distrussero le mura del pregiudizio per far respirare a tutti la stessa aria di libertà.
C’erano una volta due uomini che si amavano – e due donne, che si amavano anche loro.

L’amore non conosce genere, disse loro una persona saggia. Ma poi ricordarono di vivere in Italia, sul corpo di quella principessa che aveva ospitato il meglio e il peggio del mondo intero… di quella stessa principessa che si era data ai Romani, e poi ai Barbari, e poi ai Francesi, e poi a chiunque le promettesse un minuto di felicità. La stessa felicità che ora stava negando a loro.
L’amore non conosce geografia, dovrebbero dirglielo. Italia dovrebbe sapere che nelle sue terre è germogliato anche questo fiore, un fiore raro e delicato del quale dovrebbe prendersi più cura.
L’amore è amore, Italia che s’è concessa fin troppo dovrebbe rendersene conto.
L’amore è antico, è nuovo, è puro, è carnale, Italia, che non ha mai avuto limiti, dovrebbe averlo imparato.

L’amore è per tutti.
Italia, che di tutti è stata, dovrebbe capirlo, accettarlo. L’Italia, che tanto decanta storia, arte e intelligenza – poeti e marinai, filosofi e combattenti – dovrebbe permetterlo, permetterlo oggi, permetterlo per sempre, senza più battere ciglio.

Legalize gay marriage, legalize love. 

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