EQUITALIA PUÒ PIGNORARE L’AMICO A QUATTRO ZAMPE? L’AVVOCATO RISPONDE…

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Salve Avv. Cardile, Sono il sig. TIZIO e le scrivo da Caserta. Le vorrei  chiedere qualche chiarimento in merito ad una notizia ascoltata in TV durante una nota trasmissione televisiva. Veniva affermato che in caso di debiti, verso altre persone ovvero iscrizione a ruolo per il mancato versamento di  tributi, nel...
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Salve Avv. Cardile,

Sono il sig. TIZIO e le scrivo da Caserta. Le vorrei  chiedere qualche chiarimento in merito ad una notizia ascoltata in TV durante una nota trasmissione televisiva. Veniva affermato che in caso di debiti, verso altre persone ovvero iscrizione a ruolo per il mancato versamento di  tributi, nel mio caso specifico Equitalia Sud S.p.A., il creditore può agire in giudizio e può arrivare a pignorarmi non solo i miei beni materiali (casa, macchina e quant’altro) ma anche Rocky, il mio cane di razza Boxer. E’ vero?

 

Risposta:

Effettivamente l’argomento è balzato agli onori della cronaca circa una settimana fa, allorquando un ufficiale giudiziario invitato alla trasmissione Ballarò riferiva della possibilità di pignorare gli animali domestici. Bisogna però fare delle precisazioni.

In primis occorre dire che nel nostro ordinamento vige il principio generale secondo cui il debitore risponde dell’adempimento delle sue obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri (art. 2740 c.c.). Ciò significa che il creditore, munito di titolo esecutivo, che abbia notificato il precetto ( per esempio la cartella esattoriale regolarmente e tempestivamente notificata), può agire tramite ufficiale giudiziario per procedere con il pignoramento dei beni mobili o immobili, ma anche crediti che il debitore vanta nei confronti di terzi.

Il pignoramento deve essere eseguito sulle cose che l’ufficiale giudiziario ritiene di più pronta e facile liquidazione, nel limite del presumibile valore di realizzo pari all’importo del credito oggetto del precetto, aumentato della metà. In ogni caso l’ufficiale giudiziario deve preferire, in ordine: il denaro contante, gli oggetti preziosi, i titoli di credito e ogni altro bene che appaia di sicura realizzazione.

Bisogna altresì dire che la legge stessa pone numerosi limiti alla pignorabilità di determinati beni, ad esempio le cose sacre che servono all’esercizio del culto, l’anello nuziale, e così via dicendo, ma purtroppo non vi è alcuna norma che vieta specificatamente il pignoramento dei nostri animali da compagnia (articolo di legge presente in molti ordinamenti stranieri, tra tutti l’ordinamento tedesco[i] e quello svizzero inseriscono tra i beni impignorabili gli animali domestici non tenuti a scopo patrimoniale o lucrativo).

Nel perdurare di tale vuoto di legge, da un lato vi sono stati casi saliti agli altari della cronaca di animali domestici pignorati perché di razza e quindi con un proprio valore economico, per altro in certi casi elevato.

Ad esempio qualche anno fa si leggeva nella Gazzetta di Mantova che un cane, di razza pastore corso, era stato pignorato ed era finito all’incanto insieme ai beni della sua padrona[ii], un’allevatrice del nord mantovano. Ed ancor più risalente nel tempo si leggeva nel lontano 1992 sul Corriere della Sera della storia di un pignoramento di 3 cani[iii] per un debito di 25 milioni di vecchie lire.

Dall’altro la giurisprudenza e legislazione italiana ed europea, consapevole del valore intrinseco del proprio animale da compagnia ed intenzionata a conferire sempre maggiori diritti e tutele al rapporto che lega il padrone al proprio “fido”, si sta orientando a garantire principi e diritti a questi ultimi.

Si pensi all’introduzione di appositi reati per il maltrattamento e l’uccisione degli animali, per il traffico illecito di animali da compagnia e introduzione illecita di animali da compagnia, si pensi altresì all’inasprimento delle pene per chi abbandona animali domestici, si pensi soprattutto alle per altro sempre più numerose sentenze che, in materia di separazione e divorzio, si trovano a dover decidere sull’affidamento dei detti animali domestici all’uno o all’altro coniuge, che ne contendono l’affetto, come veri e propri membri della famiglia[iv].

Non solo, anche la legislazione regionale risente di questa nuova esigenza di garanzia e tutela del rapporto di amore tra padrone e animale domestico. La regione Emilia Romagna di recente ha approvato la legge regionale sul benessere animale, che tra l’altro consente agli animali d’affezione di essere portati in visita  in ospedale, o in casa di cura o di riposo, per fare compagnia ai padroni  ricoverati[v]. Del resto la pet therapy è ormai riconosciuta ed usata come valido alleato su pazienti affetti da differenti patologie con obiettivi di miglioramento comportamentale, fisico, cognitivo, psicosociale e psicologico-emotivo.

Oggi, pertanto, è quanto mai chiaro che il sentimento per gli animali costituisce un interesse a copertura costituzionale da far risalire all’art. 2 Cost. ovvero a un diritto inviolabile dell’uomo, tale da diventare modo di elevazione della propria personalità, e tale rilevanza trova conferma altresì nella legislazione europea a partire dalla legge 4 novembre 2010, n. 201 di ratifica ed esecuzione della Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia, fatta a Strasburgo il 13.11.1987. Pertanto, nell’attuale ordinamento deve essere riconosciuto un vero e proprio diritto soggettivo all’animale da compagnia[vi].

In tale quadro sociale è quanto meno anomalo che manchi una norma specifica che dichiari l’impignorabilità del cane, gatto o altro animale domestico ed in effetti un disegno di legge in proposito venne presentato all’esame del Parlamento nel 2009, il disegno di legge n. C2122 del 29.01.2009, sottoposto alla Camera dei Deputati il 21.04.2009 ma mai esaminato[vii]. Tra le altre definizioni, spicca quella di “animale familiare” e vi si legge che gli animali familiari non possono essere messi all’asta.

Stando così la situazione, non si può che auspicare l’intervento del Legislatore o in approvazione del detto disegno di legge o in emanazione di una giusta norma che fissi il principio della impignorabilità dei nostri animali da compagnia, cancellando così i troppi dubbi che avvolgono un principio che per il sentire comune è fin troppo chiaro.

Avv. Simona Rosanna Cardile



[i] Par. 811c

[ii] Fonte: http://gazzettadimantova.gelocal.it/cronaca/2010/11/21/news/una-cucciola-messa-all-astapolemiche-ma-si-puo-pignorare-un-cane-1.121493

[iii] Corriere della Sera, 8 dicembre 1992 –dal sito corriere della sera archivio storico

 

[iv] Ad esempio il Tribunale di Milano ha emesso un provvedimento importante, destinato a fare scuola, relativamente all’affidamento del gatto nel caso della separazione tra i coniugi. In particolare, il 13 marzo 2013 la sezione IX del predetto Tribunale, ha affermato che l’affidamento del gatto segue la tutela del figlio minore presente nel nucleo famigliare: in sostanza il gatto va dove va il bambino. (fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2013-03-19/caso-separazione-affidamento-gatto-155721.shtml?uuid=AbRJqbfH)

 

[vi] Tribunale di Varese decreto 7/12/2011

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