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Il Giovane Favoloso: biopic su Giacomo Leopardi

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Mario Martone, regista e sceneggiatore napoletano, da sempre si divide tra la grande  ed intensa vocazione per il teatro e la passione per il grande schermo, coltivando con talento diverse forme espressive e  anche, successivamente al debutto al cinema con Morte di un Matematico napoletano (1992), ha continuato a...
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Mario Martone, regista e sceneggiatore napoletano, da sempre si divide tra la grande  ed intensa vocazione per il teatro e la passione per il grande schermo, coltivando con talento diverse forme espressive e  anche, successivamente al debutto al cinema con Morte di un Matematico napoletano (1992), ha continuato a dedicarsi all’arte teatrale, oltre che a  cortometraggi, film tv e documentari .

Dopo l’ultima sfida cinematografica con Noi Credevamo (2010) in cui racconta la vicenda di tre ragazzi meridionali durante il Risorgimento, il regista si cimenta con un altro film sull’ Ottocento, stavolta molto più intimista, esplorando  l’anima più affascinante, enigmatica e tormentata di quel Secolo,quella del poeta Giacomo Leopardi.

In concorso al recente Festival del Cinema di Venezia,  Il Giovane Favoloso è stato introdotto dal regista il quale lo ha definito  un ritratto originale del poeta di Recanati,presentando Leopardi come un ribelle ed inquieto Kurt Cobain della sua epoca,che vuole liberarsi dalla gabbia dei rapporti familiari, dall’inflessibile padre e dalla madre fredda e  bigotta, la quale anni dopo presterà le fattezze alla Natura delle Operette Morali, la Madre spietata che non si cura delle sue creature.

A 24 anni, il giovane lascia il natio borgo selvaggio e approda a Firenze dove fa i conti con la società italiana che inizialmente lo esalta per poi emarginarlo, fino ad arrivare all’incontro con colui che diventò il suoi più caro e amato amico, Antonio Ranieri che lo condurrà nel cuore di Napoli, facendolo innamorare delle sue bellezze e delle sue contraddizioni, culminando l’idillio nel Canto La Ginestra, composto alle pendici del Vesuvio, dove i due si erano rifugiati mentre la città era vittima del colera.

Per incarnare il più grande poeta dell’Ottocento, Martone si è affidato a  Elio Germano, senza dubbio l’attore più talentuoso della sua generazione, il cui volto campeggia al contrario sulla locandina del film, scelta che segue le intenzioni del regista di capovolgere i luoghi comuni  che aleggiano da sempre sulla figura del poeta, cercando di dipingere Leopardi più libero, ironico e appassionato.

Germano, rende, con grande sensibilità l’animo fragile e vulnerabile dello scrittore che declama le sue poesie con naturalezza, riuscendo con emozione ad evocare il momento in cui Leopardi deve averle composte la prima volta  e infondendo tanta malinconia e commozione nello spettatore,  certo molto più che se le andasse a rispolverare in un vecchio libro di scuola.

il-giovane-favolosoIl regista ci tiene a non descrivere Giacomo Leopardi  come il rappresentante esemplare del “pessimismo cosmico” che si studia al Liceo, ma piuttosto vuole raccontare la storia  di un uomo non integrato, che non si adatterà mai alle ipocrisie e alle menzogne del suo tempo. Un uomo che finisce per ripiegarsi su se stesso, accartocciandosi nella famosa gobba che lui credeva fosse stata provocata dallo studio matto e disperatissimo ma che invece era solo opera della natura,  più malevola nei suoi confronti, che ha sempre combattuto ricercando la felicità, pur sapendo quanto fosse un’impresa disperata.

 

 

 

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