Il nuovo volto di Medea

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Negli ultimi anni, con frequenza sempre maggiore, giornali e televisioni danno notizie di madri assassine: bambini appena nati o molto piccoli abbandonati in un sacchetto della spazzatura, uccisi brutalmente, scaricati in wc o inseriti nella lavatrice come se fossero bucato sporco; il caso Franzoni pare essere il più...
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Negli ultimi anni, con frequenza sempre maggiore, giornali e televisioni danno notizie di madri assassine: bambini appena nati o molto piccoli abbandonati in un sacchetto della spazzatura, uccisi brutalmente, scaricati in wc o inseriti nella lavatrice come se fossero bucato sporco; il caso Franzoni pare essere il più celebre più per il mistero che lo avvolge che per la singolarità o la brutalità dell’evento omicida. Sono notizie che destano terrore soprattutto perché contemplano nell’universo del possibile azioni brutali completamente contro natura: il ruolo di madre è per definizione legato alla cura e alla protezione e non c’è da meravigliarsi se crea forte allarme ed ansia sapere che chi protegge può anche identificarsi con chi uccide. Le donne delle generazioni che ci hanno precedute sembrano aver svolto il compito di madri con grande naturalezza e in condizioni ben più difficili di quelle attuali: cos’è cambiato, dunque?  

C’era una volta Medea, che uccise i suoi figli per vendicarsi dell’amato che l’aveva abbandonata, e oggi chi c’è? Donne depresse? Donne che commettono atti incomprensibili in preda ad improvvisi raptus?

Se l’ipotesi della depressione può essere considerata in alcuni casi, quella dei raptus assolutamente no: la vita scorre normalmente fino al gesto estremo e dopo continua a scorrere con la stessa normalità? È molto più probabile invece che essi possano risultare utili  per tacitare  o tranquillizzare relativamente alle responsabilità collettiva di gesti individuali. Perché la verità, o almeno una delle tante, è proprio questa: il tessuto sociale si è impoverito e non ci si conosce pur abitando vicini, le richieste d’aiuto non vengono raccolte; inevitabilmente, col cambiamento della struttura familiare è cambiato anche il ruolo delle madri, non più condiviso e sostenuto dalla comunità ma vissuto spesso in una profonda solitudine, materiale e psicologica, causata dalla sostituzione di altruismo, compassione, condivisione e senso di comunità con freddezza indifferenza, ottundimento emotivo, il tutto in nome della tutela della privacy. Le famiglie risultano quindi spesso isolate, nuclei quasi asociali. Con questo non si intende giustificare il gesto infanticida ma semplicemente provare a dare una possibile spiegazione e denunciare la sempre più devastante cultura dell’isolamento.

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